CDC - Centro di Documentazione e Studi dei Comuni Italiani

Milano si presenta al mondo quest'anno più che mai, con l'Expo. Per l'occasione, una mostra alla Triennale, dal 27 gennaio al 22 febbraio, propone una riflessione sulla città, sulle sue trasformazioni, sulle occasioni mancate o i pericoli scampati; una sorta di analisi dell'inconscio architettonico e urbanistico da cui affiora un "rimosso". "Milano mai vista", a cura di Fulvio Irace e Gabriele Neri, racconta, infatti, attraverso un'ampia selezione di progetti irrealizzati, frutto di un'approfondita indagine storica e archivistica, ciò che il capoluogo lombardo sarebbe potuto essere.

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A Verona dal 26 al 28 giugno 1972 si svolse l'Undicesimo convegno nazionale degli amministratori comunali, provinciali e regionali al traffico, ai trasporti e alla polizia urbana, organizzato dal Comune di Verona e con il patrocinio dell'Anci.

Uno dei temi dibattuti al convegno fu la "Paralisi del traffico urbano: esperienze ed indicazioni", con due relazioni ad opera di Pietro Ferrarese (Genova) e Giuseppe Mazzetti (Bologna).

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Lo studio del Tom Tom Trafic Index 2014 , una delle ricerche più approfondite a livello mondiale del traffico nelle aree urbane ed extraurbane, ha rilevato come in 200 aree urbane di tutto il mondo vi sia un altissimo indice di congestionamento. In Europa il 2013 rivela un livello di traffico pari al 26%, tanto che nell'arco di 12 mesi i cittadini perdono ben 8 interi giorni fermi in coda. Secondo lo studio, a Palermo un pendolare in un anno rimane bloccato nel traffico per 87 ore complessive. Ma quali sono le misure che le metropoli possono adottare per arginare il problema? Sicuramente il maggiore utilizzo di mezzi pubblici, nonché quello delle auto e delle biciclette condivise. Ottimi i modelli di mobilità di Goteborg, Saragozza e Malmo, che insieme alla città svizzera di Berna e quella spagnola di Murcia, che dimostrano grande attenzione alla sostenibilità e un considerevole calo relativo all'inquinamento in virtù del minore utilizzo dei mezzi a motore privati.

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Sono molti i capoluoghi italiani che riservano aree pubbliche alla coltivazione di orti urbani condivisi. Secondo uno studio della Coldiretti sulla base dei dati Istat www.istat.it , sono stati raggiunti i 3,3 milioni di metri quadrati di terreno di proprietà comunale divisi in piccoli appezzamenti e quindi adibiti alla coltivazione ad uso domestico; le aree verdi condivise per la coltivazione di frutta e ortaggi sono triplicate rispetto al 2011 (erano 1,1 milioni di metri quadrati). E se nel 2013 a livello nazionale la metà delle amministrazioni comunali dei capoluoghi di provincia, ha messo a disposizione orti urbani per la cittadinanza, vi è, tuttavia, una forte polarizzazione regionale con la percentuale che va dall'81% delle città del Nord (oltre che a Torino, superfici significative sono dedicate a questo scopo anche a Bologna e Parma, entrambe intorno ai 155 mila metri quadrati), meno di due città capoluogo su tre al Centro Italia hanno orti urbani, mentre nel Mezzogiorno questi ultimi sono presenti solo a Napoli, Andria, Barletta, Palermo e Nuoro.

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Per la città di Roma sono 26 i progetti riguardanti il decoro urbano, la mobilità e la tutela dei beni culturali. Le nuove opere pubbliche saranno finanziate con 38 milioni 580 mila euro di fondi recuperati dalla legge 396/90 su Roma Capitale.

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