CDC - Centro di Documentazione e Studi dei Comuni Italiani

Le biblioteche, rifugio dalla crisi Così la cultura diventa welfare

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Hanno visto cambiare le abitudini dei cittadini. Hanno subìto tagli consistenti di risorse. Sono state testimoni e contemporaneamente vittime della crisi che soprattutto nell'ultimo anno le ha sempre più rese luoghi-rifugio, pur facendo cultura. I cittadini hanno lottato per riaprirle, come è successo a Borgo Panigale.

Le biblioteche di Quartiere: 11 «microcosmi» incastonati nel territorio di cui sono da sempre lo specchio più fedele, oltre che un punto di riferimento. Che ora inizia a vacillare per i troppi tagli e per le accresciute esigenze degli utenti, costretti dalla crisi a ricorrere sempre più ai servizi gratuiti. Cresce la domanda, diminuisce l'offerta. In mezzo, a cercare di tenere insieme tutti i pezzi, i bibliotecari, alle prese, nel 2012 che ha replicato (e acuito) la crisi del 2011, con quasi 9 mila utenti e più di 272 mila libri, riviste, cd e dvd prestati. E, nelle zone più problematiche, investiti di un ruolo sempre più sociale. Li abbiamo ascoltati tutti, Quartiere per Quartiere. Scoprendo che, oltre al dato matematico della crescita degli utenti attivi (da 8.782 nel 2011 a 8.947 nel 2012) e dei prestiti, cresciuti del 4,3% in un anno, è più che altro il «dato» sociale quello che sta emergendo con forza. Soprattutto nelle zone più popolari. La biblioteca Spina del Pilastro, al San Donato, per esempio. «La nostra utenza — spiega la responsabile, Miria Gualandi — ha molte problematiche sociali e noi svolgiamo un ruolo forte di coesione, siamo un punto di riferimento per il Pilastro». La Spina è frequentata da extracomunitari di diverse etnie, assegnatari di case popolari, persone che vivono nei campi nomadi. «E da circa tre anni è cresciuto ininterrottamente — osserva Gualandi — il numero dei cittadini, stranieri e italiani senza distinzione, che si rivolgono ai nostri servizi per trovare un lavoro: ci chiedono aiuto per compilare il curriculum, per cercare un'occupazione nelle banche dati o per sapere quali sono i siti ufficiali con le indicazioni per gli sgravi fiscali, gli sconti, le graduatorie. E oltre a questo gli stranieri ci chiedono assistenza per vedere la propria posizione per il permesso di soggiorno». Una «rivoluzione» sociale che ha richiesto ai bibliotecari di mettersi al passo con i tempi. Anche se i soldi per la formazione del personale non ci sono. La responsabile della biblioteca Corticella, Paola Picco, infatti la chiama «autoformazione». Che «è cambiata — spiega — e non prevede più molto tempo a disposizione per gli studenti, che sfruttano la struttura soprattutto per il wi-fi. Con il tempo ci si è concentrati soprattutto sugli immigrati e per noi resta sempre forte il target degli anziani». Chiedono di poter imparare a usare internet e leggono i giornali, «ma con meno risorse — continua Picco — abbiamo dovuto ridurre anche i quotidiani e i periodici, oltre all'animazione per i bambini e le attività per gli adulti». La crisi, quindi, oltre a manifestarsi nel tipo di utenza e nel numero (cresciuto) di prestiti, ha penalizzato, e non poco, le possibilità a disposizione delle strutture. «Le difficoltà — spiega Enrico Piscaglia, responsabile della Orlando Pezzoli al Reno — sono molte con il 15% in meno delle risorse a disposizione: siamo costretti a fare tagli lineari su tutto, libri, dvd, quotidiani e riviste». Meno offerta e più richieste. Soprattutto da parte dei cittadini stranieri, «che chiedono più libri in lingua originale e per i quali servirebbe personale formato ad hoc per le nuove esigenze». Eppure i tagli non permettono di fare tutto quello che il personale vorrebbe per stare al passo con i tempi e con l'aumento delle presenze. C'è chi, come la biblioteca Lame al Navile, ha cercato di tappare i buchi chiedendo più libri ad altre biblioteche di quartieri o della provincia. «Molti dei nostri libri — spiega la responsabile Monica Matassini — vanno in altre biblioteche e viceversa: è un modo per fare gli acquisti in maniera più mirata, anche se le attese si allungano un po'». Il timore, come in tutti gli altri quartieri, è che «le biblioteche vengano lasciate morire, anche se tutti dicono che sono un presidio del territorio — dice Matassini —: il rischio è che, con l'andare del tempo, si riempiano solo di casi sociali, se l'offerta è scarsa». Lo sintetizza bene Claudia Cacciari, referente della biblioteca Scandellara al San Vitale, cosa sono diventate oggi le biblioteche di Quartiere: «Per i nostri utenti sono rimaste gli unici spazi sociali — dice — in cui è possibile andare senza l'obbligo di consumare, soprattutto in tempi di forte crisi economica in cui possono comprare sempre meno libri». È così per tutte, anche se in alcune, come la Borges al Porto e la biblioteca Khaoula in Corticella, specializzata in letture per bambini e in letteratura straniera, il cambiamento l'hanno sentito meno: erano molto frequentate prima e continuano a esserlo adesso. Ma il segreto per farle funzionare al meglio, a sentire Adriano Bertolini, referente della Borges, sarebbe quello di avere un «coordinamento forte con i servizi del Quartiere». L'Istituzione e il Comune lo sanno bene che le biblioteche di Quartiere hanno visto crescere (e molto) il loro lavoro. «Ci siamo trovati un po' impreparati di fronte al numero di iscrizioni altissimo — spiega il direttore dell'Istituzione, Daniele Donati — ma tra gli impegni c'è quello di rafforzare gli acquisti, facendo qualche sforzo ulteriore sulle entrate, magari mettendo a pagamento i servizi extra». E l'emergenza sociale? «Le biblioteche sono davvero luoghi di coesione sociale ormai e i bibliotecari di Quartiere sono eroi di frontiera, spesso a confronto con un pubblico difficile. Dobbiamo farli sentire parte dell'intero sistema bibliotecario». Sarebbe già un segnale. Nonostante la crisi. Il Corriere della Sera-Edizione Bologna

Ultima modifica il Lunedì, 21 Gennaio 2013 09:56
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