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Biblioteca Hertziana Acciaio, travertino e duecentomila volumi. Dal 1 febbraio la riapertura in via Gregoriana dell'edificio dell'architetto Navarro Baldeweg

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«Dalle fauci del mascherone su via Gregoriana si entra in una testa di luce e di sapienza», dice in inglese col suo bell'accento spagnolo Juan Navarro Baldeweg, l'architetto che ha vinto con il suo progetto il concorso per la ristrutturazione della Biblioteca Hertziana, tempio del sapere artistico sede del Max Planck Institut für Kulturgesichte, ben noto alla comunità scientifica e agli studiosi che, soltanto loro, hanno diritto d'accesso a questo portentoso edificio ora rimaneggiato che riapre dopo un decennio di lavori dovuti alla mancanza di spazio e alla necessità di adeguamento alle norme.

Ventitrè milioni di euro di cui 17 pubblici, il resto da sponsor (da Basf a Siemens) per rimetterlo a nuovo e finalmente presentarlo, ieri mattina, con grande ufficialità, dal sottosegretario all'Istruzione Elena Ugolini al ministro dell'Istruzione tedesco, Annette Schavan. Segue alla prolusione dell'architetto la consegna delle chiavi, con i fotografi e molte telecamere italiane e tedesche.
Il colpo d'occhio è straordinario: il piccolo palazzo Zuccari si ritrova al proprio interno una costruzione d'acciaio e cristallo che si sostiene su pali interrati a 45 metri grazie ad una sorta di ponte sotterraneo sospeso sui ritrovamenti antichi degli Horti Luculliani (una messe di ambienti dipinti, vasi, piante fossili, persino una rosa e una testina di Venere in marmo).
La biblioteca ha radici nobili e antiche, custodisce 200 mila volumie un mare di immagini fotografiche.
Ora poggia, anche letteralmente, sulla Storia di Roma e guarda alto verso la città come si può vedere davvero dalla magnifica terrazza.
Ricorda Francesco Rutelli che questo «insieme all'Ara Pacis di Richard Meier e al Giardino Romano di Aymonino in Campidoglio è il terzo intervento contemporaneo sul centro storico, accordato dalla giunta di cui ero sindaco».
Studiosi, archeologi, soprintendenti in carica o no, da Frommel a Strinati, dalla Marini Clarelli alla Tittoni, colgono volentieri la mattinata di sole per circolare fra i banchi in legno, affacciarsi dalle balaustre di mattoncini dipinti di bianco sul cortiletto con tanto di fontana barocca, sbirciare fra i volumi a consultazione libera negli scaffali, e avventurarsi nei sotterranei, guidati dall'architetto romano Enrico Da Gai, deus ex machina in vari momenti di impasse del progetto, inventore di una costruzione statisticamente ardita che potrà essere di esempio per gli interventi su terreni archeologicamente vincolati. Visite guidate su richiesta, info online su www.biblhertz.it. Fonte La Repubblica

Ultima modifica il Mercoledì, 23 Gennaio 2013 15:45
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