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A Padova in 50.000 contro le mafie

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Come ci raccontano le cronache e come dimostrano le ultime inchieste, la mafia ha messo le sue grinfie anche in Veneto. Non un’infiltrazione ma un vero radicamento. Ora si sa, ora si sente, ora si vede. Così ieri in tanti, in tantissimi hanno voluto dire il loro “no” alla criminalità organizzata, “no” ad un sistema da sconfiggere partendo dalla consapevolezza e dall’impegno.
 
La manifestazione organizzata dall’Associazione Libera e da Avviso Pubblico non è stata soltanto una celebrazione alla memoria, ma un grido diffuso raccolto, una partecipazione fattiva e dinamica di persone di ogni età. Prorompente l’ondata di giovani che si è riversata nelle strade e nelle piazze. Le stime parlano di 50.000 partecipanti. Sguardi attenti, mani pronte, bandiere di legalità mosse appena un poco dall’aria non più fredda di una giornata di sole: è primavera. Tra le autorità presenti, anche una sessantina di Sindaci di Comuni veneti, nonchè il primo cittadino della città del Santo, Sergio Giordani, con l’intera giunta comunale e diverse sigle sindacali. Alle 12 in Prato della Valle, in un momento di grande commozione, sono stati letti i nomi delle 1.011 vittime di mafia.
 
“Abbiamo bisogno di verità. Abbiamo bisogno del Nord-est – ha detto don Ciotti – Meraviglioso Nord-est di gente bella, lavoratrice e coraggiosa. Il fatto che a sentire questa responsabilità siano i giovani ci deve ispirare. Siete voi giovani a non essere induriti dagli egoismi, a non essere corrotti dalla sete di denaro e di potere, siete voi sensibili al sogno – ha aggiunto con forza – Le mafie oggi sono diventate simili a noi, hanno assunto sembianze più rassicuranti e noi siamo diventati simili a loro. Non occorre essere complici attivi per essere alleati delle mafie, basta la mafiosità, quel modo distorto di vedere e di sentire che mette davanti a tutto l’interesse privato”.
 
Nel pomeriggio presso una sala di Palazzo Moroni si è tenuto un seminario dal titolo “ Il ruolo degli amministratori locali nella lotta a mafie e corruzione”. A introdurre i lavori è stato l‘assessore allo Sport, contratti, avvocatura civica e legalità, Diego Bonavina.  Il prefetto di Padova, Renato Franceschelli, intervenendo ha sottolineato il valore dell’impegno corale dei cittadini insieme all’importanza della consapevolezza del fenomeno. “La guerra alla criminalità organizzata la fa la Repubblica – ha detto – La Repubblica è qualcosa che ha dentro tutti, dalle Regioni agli Enti locali, dalle associazioni di volontariato ai cittadini. Io sono convinto – ha aggiunto – che le Amministrazioni locali e tutta la rete della società civile siano nostro unico e migliore alleato, quello che ci dà la forza per andare avanti anche quando si prende qualche sconfitta perché le sconfitte fanno parte della vita”.
 
L’accento è poi stato messo sullo strumento dell’interdittiva che può essere l’arma principe per contrastare la criminalità organizzata consentendo di stabilire, secondo un insieme di elementi, se in un complesso di fatti vi siano criticità o meno. L’informativa antimafia costituisce, insomma, uno dei maggiori strumenti di contrasto al coinvolgimento di organizzazioni criminali nell’ambito dei rapporti economici tra pubblica amministrazione e privati. L’intervento di Renato Natale, considerato il primo Sindaco di Casal di Principe ad aver posto come priorità assoluta la legalità, la trasparenza e la lotta alla camorra nella terra dei Casalesi, ha messo in evidenza il fatto che ormai il sistema mafioso è capillare quanto pervasivo e sbagliano coloro che pensano sia una piaga soltanto del Sud. Sempre e ovunque “il male avanza quando il bene rinuncia a fare la sua parte – ha detto”. Nel nostro Paese ogni giorno un amministratore locale viene minacciato o intimidito. Dal 2011, anno della prima edizione del Report “Amministratori sotto tiro”, in cui furono rilevati 212 casi,  il fenomeno si è dilatato e nel 2017 ha coinvolto per la prima volta tutte le regioni, ben 78 Province e 314 Comuni.  Dal  2013 al 2017  gli episodi di minaccia e violenza censiti da Avviso Pubblico, la rete nazionale di Enti locali impegnati contro le mafie e la corruzione, sono stati 2.182. Ma gli amministratori onesti non hanno paura e non scendono certo a compromessi. Tanti, tantissimi oggi più che mai hanno deciso di metterci la faccia per far capire da che parte stanno. Ed è ancora una volta don Ciotti a ricordare a ciascuno di noi come “in questo momento nel nostro Paese dobbiamo alzare la voce mentre altri scelgono un prudente silenzio”.
 
 

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