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Risparmio energetico: cosa c’è da sapere

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I cittadini che eseguono interventi volti ad aumentare il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti potranno detrarre una parte delle spese sostenute per i lavori dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) o dall’imposta sul reddito delle società (Ires). I titolari di reddito d’impresa avranno la possibilità di usufruire della detrazione solo con riferimento ai fabbricati strumentali utilizzati nell’esercizio dell’attività imprenditoriale.
 
La misura  è rivolta a tutti i contribuenti, residenti e non residenti, che possiedono l’immobile oggetto di intervento. Oltre ai proprietari, possono inoltre beneficiare dell’agevolazione i titolari di un diritto reale sull’immobile; i condòmini (per interventi sulle parti comuni condominiali); gli inquilini; i comodatari. La detrazione può riguardare, altresì, il familiare convivente con il possessore o il detentore dell’immobile oggetto dell’intervento (coniuge, componente dell’unione civile, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado) e dal convivente more uxorio.
 
La detrazione andrà suddivisa in dieci rate annuali di pari importo. La quota da portare in detrazione dalle imposte potrà variare dal 50% al 85% della spesa in base alle caratteristiche dell’intervento. Le spese ammesse in detrazione comprendono sia i costi per i lavori relativi all’azione di risparmio energetico, sia quelli per le prestazioni professionali necessarie per realizzare l’intervento stesso e acquisire la certificazione energetica richiesta.

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