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Ivrea patrimonio Unesco. Il valore della cultura municipale, la modernità di un patrimonio italiano

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La data è storica: primo luglio del 2018; si avvera il sogno di Adriano Olivetti. La città di Ivrea e quel laboratorio di città ideale diviene realtà. Infatti, in questi primi giorni di estate la città piemontese viene eletta "città industriale del XX secolo". La nomina di Ivrea è stata proclamata a Manama, in Bahrein, dove si sta svolegendo il 42° Comitato del Patrimonio mondiale Unesco. Si tratta del 54° sito italiano che entra a far parte del Patrimonio Unesco.


La candidatura, presentata all'UNESCO a gennaio 2017, è stata promossa dal Comune di Ivrea e dalla Fondazione Adriano Olivetti, insieme alla Fondazione Guelpa, la Regione Piemonte, la Città Metropolitana di Torino e il Comune di Banchette e coordinata dal Segretariato Generale - Ufficio UNESCO del MiBACT.

L'Italia consolida, quindi, il proprio primato di leadership, nessuno paese al mondo, infatti, ha tanti siti quanti il belpaese. Un motivo di orgoglio per una nazione in continua trasformazione e attraversata da diversi crisi. La sperimentazione avvenuta ad Ivrea, quella caratterizzata da una serie di trasformazioni sociali, urbanistiche ed architettoniche, e riconosciuta unanimemente come la rivoluzione industriale di Olivetti, accendono le luci su come i territori siano di fondamentale importanza per lo sviluppo economico e turistico della nostra Italia. Le crisi economiche che attanagliano il nostro tessuto sociale da diverso tempo e che sembrano essere invalicabili agli occhi di tutti, generando una negatività senza un orizzonte di positività, in realtà sono decisamente superabili. Sfruttare il proprio patrimonio culturale e turistico per generare profitti ed aumentare il Pil di un paese in evidente sofferenza è la mission. Questa è la conditio sine qua non. Avere il primato, per l'esattezza 54, ricordiamocelo, di città al top nel mondo secondo l'Unesco non serve, se poi i record di affluenze, e quindi le performance economiche, spettano ad altre nazioni decisamente più agguerrite sulla pianificazione economica.

Bisogna invertire la rotta, ripartire dal quel patrimonio inconfondibile ed inesauribile che è rappresentato dai territori e dai comuni; una linfa vitale da preservare e da valorizzare. Le trasformazioni avvenute ad Ivrea, dove si sono incontrati architetti e urbanisti, ridisegnando un modello di città, rendendo veritiera quella che molti considerarono dell'utopia, potrebbe essere la metafora delle città di oggi. In continua crisi nell'oggi, alla continua soggezione del patto di stabilità e dei vincoli di bilancio, le città possono essere, domani, quello che è stata Ivrea con Olivetti. L'idea di Olivetti, perseguita per un trentennio dal 1930 al 1960, fu, banalmente, quella di perseguire non solo il profitto, ma anche il progresso sociale e culturale dei suoi dipendenti. Un unicum quello inscenato da Olivetti che diede un grande slancio ad Ivrea. L'esempio di Ivrea è sicuramente un faro sulle potenzialità di un territorio come quello comunale. Oggi il valore della cultura municipale è la modernità di un patrimonio italiano. Riconoscere e valorizzare i centri abitati significa dare slancio e respiro all'economia di un intero paese. Solo così si può immaginare di dare continuità ai 54 riconoscimenti ottenuti dai territori italiani come patrimonio Unesco. Alessio Ditta

 

Ultima modifica il Lunedì, 02 Luglio 2018 11:08
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