CDC - Centro di Documentazione e Studi dei Comuni Italiani

ELETTI I NUOVI PRESIDENTI DI CAMERA E SENATO

In News

di Lucio D'Ubaldo

 

L'incertezza della vigilia non ha impedito di eleggere i nuovi Presidenti di Camera e Senato nel giro di pochissimo tempo, offrendo alla pubblica opinione uno spettacolo di serietà e maturità della nostra vita democratica.

A questo punto, il Presidente della Repubblica è formalmente in condizione di avviare i colloqui che devono condurre, secondo regole e prassi consolidate, all'affidamento dell'incarico per la formazione del governo.

I discorsi dei due Presidenti neo-eletti - qui di seguito riportati - hanno uno spessore che li rende estranei a un approccio puramente protocollare. Entrambi vanno assunti come "certificati di battesimo" dell'azione che da oggi segnerà lo svolgimento di compiti importanti e delicati delle massime cariche a Palazzo Madama e Montecitorio.

È doveroso, in questo spazio di comunicazione dei Comuni italiani, sottolineare le parole del Presidente del Senato, Sen. Maria Elisabetta Alberti Casellati, a riguardo del fatto che nel corso della legislatura appena inaugurata "non potrà essere ignorato il completamento del riassetto delle autonomie locali".

È un impegno, questo, che salutiamo con vivo interesse e soddisfazione, a conferma del bisogno sempre rinnovato di dare all'Italia il profilo di Repubblica delle autonomie, come tratteggiato dalla nostra Carta costituzionale.

 

 

 

Il discorso di insediamento di Maria Elsabetta Alberti Casellati come Presidente del Senato 


Care senatrici, cari senatori,
nell'assumere per vostra volontà questo altissimo incarico voglio in primo luogo inviare un riconoscente saluto al Presidente della Repubblica che rappresenta, quale Capo dello Stato, l'unità nazionale.
Un saluto va al mio predecessore, il senatore Grasso, che ha saputo presiedere questa Assemblea nel corso di un'intera legislatura conducendo i lavori in momenti di grande rilievo istituzionale non privi di contrasto politico.

Un saluto cordialissimo al Presidente emerito Giorgio Napolitano, che - salendo su questo scranno dal quale vi parlo - ha rivestito il ruolo di Presidente nelle tre più alte cariche che prevede la Costituzione di questo Paese.
Le forze politiche, pur nella dialettica dei ruoli diversi che si andranno a definire nelle prossime fasi del quadro istituzionale, esprimono tutte l'intera collettività: la consapevolezza condivisa della comune legittimazione è una condizione essenziale per un buon governo.
Il Senato che sono stata chiamata oggi a presiedere e le Istituzioni tutte che definiscono complessivamente la nostra forma costituzionale, riflettono, in questa legislatura che da ieri ha mosso i primi passi, i cambiamenti profondi di un quadro politico per molti versi inedito, frutto di una precisa volontà del popolo cui spetta - nelle forme e nei limiti costituzionali - la Sovranità.

Servono unità di intenti, pur nella diversità di opinioni e indirizzi, consapevolezza delle difficoltà non disgiunta da ragionevole ottimismo, rispetto reciproco delle forze politiche nel solco delle regole comuni.
Mi perdonerete l'emozione, ma la scelta che avete compiuto, eleggendo per la prima volta una donna alla presidenza di questa Assemblea, rappresenta per me una responsabilità che non posso celare dietro nessun preambolo di circostanza...

Un onore, oltre che come detto una responsabilità, che sento doveroso condividere proprio con tutte quelle donne che con le loro storie, azioni, esempio, impegno e coraggio, hanno costruito l'Italia di oggi; un grande Paese democratico e liberale in cui nessun obiettivo, nessun traguardo è più precluso.
Penso alle mai abbastanza ricordate eroine del Risorgimento che hanno lottato per quel sogno chiamato Italia; penso alle tante ragazze, di ogni estrazione sociale e di ogni credo religioso, che hanno rappresentato l'anima della lotta di Liberazione e che, mi sia consentito, sono qui oggi magistralmente rappresentate dalla senatrice Liliana Segre.
Questa mattina ho riletto il mio primo intervento in Senato. Era la discussione sul voto di fiducia al primo governo di Silvio Berlusconi, il 17 maggio 1994.
Lì iniziò il mio percorso da servitrice delle Istituzioni. Ho avuto negli anni il privilegio di avere diverse responsabilità pubbliche, fino all'elezione, nel corso della scorsa legislatura, a componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura.

Da oggi, le mie energie saranno rivolte ad assolvere questo prestigioso ruolo con Disciplina e Onore, cercando ogni giorno di mettere in pratica quei valori che la nostra Carta costituzionale - di cui quest'anno ricorre il settantesimo anniversario - ha posto alla base della vita delle istituzioni repubblicane.
Da Senatrice di più legislature auguro buon lavoro a tutti, ma specialmente ai moltissimi che siedono in questa Aula per la prima volta. Ho visto che solo un terzo dei senatori erano parlamentari nella precedente legislatura. E' un dato macroscopico di innovazione che testimonia il grande cambiamento che il Paese ha inteso esprimere con questo voto e questo Senato saprà ben rappresentare.

Ma questa Camera non rappresenta solo gli elettori, rappresenta tuti i cittadini e dunque l'intera Nazione.
Un pensiero va, allora, anche al 27,1% di italiani che non hanno votato. Questa è sempre una sconfitta per una democrazia parlamentare.
E' un dato preoccupante: riportare alla politica e alle urne una così cospicua quantità di cittadini deve essere un impegno condiviso, un impegno che si onora con la presenza, con il coinvolgimento, con la vicinanza al territorio, in una parola con la politica intesa come spirito di servizio.

Gli ultimi 10 anni sono stati caratterizzati, a livello internazionale, dalla grave crisi finanziaria che ha cambiato il mondo. Imprese, famiglie e lavoratori hanno sopportato il peso delle ripercussioni economiche, hanno sostenuto sacrifici, hanno dovuto cambiare il proprio stile di vita. Un cambiamento che ha inevitabilmente coinvolto le stesse istituzioni. La politica, oggi più di ieri, è chiamata a dare risposte concrete: con le azioni, l'esempio, i risultati.
Starà a ognuno di noi saper affrontare le nuove sfide alle quali saremo chiamati. A partire da un ripensamento del ruolo e dei compiti dello Stato. Il progresso impone la capacità di innovare, riformare, mettere in discussione le certezze del passato per poter governare il cambiamento.

Il tema delle riforme sarà quindi centrale, vedrà le forze politiche chiamate a dare segnali precisi, investendo il tema dell'assetto delle istituzioni, a tutti i livelli.
Così come non potrà essere ignorato il completamento del riassetto delle autonomie locali.
L'epoca della globalizzazione offre opportunità e conoscenza, portando con sé, allo stesso tempo, il rischio di nuove marginalizzazioni, un rischio che non può essere ignorato né sottovalutato.
A partire dall'economia reale. A partire dal lavoro. Sono troppi gli italiani che non hanno un'occupazione, soprattutto tra i giovani, in particolare nel mezzogiorno.

L'industria 4.0 cambierà nei prossimi anni l'approccio al mondo del lavoro; alle istituzioni il compito di accompagnare tali processi restituendo fiducia nel domani, garantendo a tutti diritti e dignità, sostenendo chi è rimasto indietro.
Così come sarà sempre più necessaria una attenzione particolare alle categorie a rischio di emarginazione, agli anziani, ai disabili, ai troppi cittadini in condizione di disagio sociale, di povertà alimentare.
Come del resto sarà necessario sviluppare il tema del sostegno alle imprese, alla produzione, a chi ogni giorno contribuisce a fare del Marchio Italia il più prezioso biglietto da visita dell'ingegno, della creatività, delle capacità degli italiani.

Siamo attraversati da nuovi e dirompenti fenomeni globali, che investono l'intera comunità internazionale e devono vedere il nostro Paese protagonista, a partire dall'Unione europea. Il nostro ruolo di Paese fondatore della comunità europea ci impone di contribuire a tracciare la rotta.
Un'Europa al fianco dei cittadini significa attenzione alla vita reale delle persone, non solo ai mercati. Un'attenzione che va rafforzata, con l'aiuto e la disponibilità degli Stati membri, a partire dall'emergenza rappresentata dai fenomeni migratori.

Sullo scacchiere internazionale l'Italia ha saputo ritagliarsi negli anni un ruolo di primo piano che ci viene unanimemente riconosciuto.
Grazie alla nostra presenza, alle politiche di cooperazione, alle missioni internazionali in cui i nostri uomini e le nostre donne in divisa hanno saputo, in ogni continente, portare umanità, professionalità, aiuto.
A loro va il mio grazie, con il pensiero a chi ha sacrificato la propria vita, rappresentando la patria, per costruire un mondo migliore, più giusto, più libero.
Il mio grazie va anche ai tanti, troppi, magistrati e agli eroi civili che hanno sacrificato la loro vita per la difesa della legalità.

Restituire certezze, sicurezze, serenità, significa poter tornare a mettere in primo piano le nostre risorse naturali, le nostre bellezze, il vero capitale delle nostre terre.
L'Italia è un caleidoscopio di inestimabili stratificazioni artistiche e culturali. Coerentemente con la nostra storia e con il nostro patrimonio storico, architettonico, archeologico e naturalistico, dobbiamo impegnarci a preservare e custodire tali tesori, all'insegna della sostenibilità e della valorizzazione.
Sarà questo il vero e più importante lascito alle future generazioni, per il quale - non a caso - ci viene riconosciuto il primato nella Lista del Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco.

Senatrici e senatori,
il Capo dello Stato, nel suo Messaggio di fine anno, pochi mesi fa, ha detto che le elezioni aprono, come sempre, una pagina bianca e che a scriverla "sono gli elettori e, successivamente, i partiti e il Parlamento". "A loro - ha ricordato - sono affidate le nostre speranze e le nostre attese".
Colleghi tutti: facciamo che queste speranze e queste attese che gli elettori ci hanno affidato non siano deluse e che trovino finalmente una risposta adeguata: ho fiducia che non mancherà il nostro intenso lavoro e il nostro impegno quotidiano. Certamente non mancherà il mio.
Viva il Senato, viva l'Italia.

 

 

 

 

 

Il discorso di insediamento di Roberto Fico come Presidente della Camera dei Deputati 

Signore deputate, signori deputati! Sono emozionato nel rivolgermi oggi, in quest'Aula, a tutti voi e a tutti i cittadini. Vi ringrazio per la fiducia che mi avete accordato con un incarico di così alta responsabilità. Onorerò il mio impegno con la massima imparzialità e il massimo rigore. Desidero innanzitutto rivolgere il saluto mio e di quest'Aula al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, garante degli equilibri e dei valori costituzionali. Valori che per essere affermati nella nostra Carta costituzionale hanno richiesto il sacrificio di tanti uomini e tante donne nella lotta contro il nazifascismo. Vogliamo ricordare quel sacrificio con particolare commozione oggi, nell'anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine.

Rivolgo inoltre il mio saluto alla Presidente Laura Boldrini, che mi ha preceduto in questo importante incarico, al Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e al Presidente della Corte Costituzionale. Mi perdonerete se cercherò di esprimere con un breve cenno personale l'emozione di rivolgermi oggi a questa Assemblea. Il mio impegno di cittadino nella vita pubblica, condiviso con tante altre persone, ha avuto inizio dalla difesa del territorio e dei beni comuni. Negli anni, l'impegno è andato oltre la dimensione locale, e ha raggiunto una dimensione nazionale, rendendomi portavoce di tutti i cittadini, e oggi, ad avere la responsabilità di rappresentare quest'Assemblea.

Non vi nascondo che, se ripenso a questo percorso, a come è nato e mi ha condotto su una strada inaspettata, la giornata di oggi assume un significato che mi tocca umanamente nel profondo. Ci troviamo nel luogo in cui si esprime la sovranità popolare. Il luogo della proposta, dell'ascolto e dell'analisi di scelte destinate a incidere sulle vite di milioni di persone. Sento personalmente questa grande responsabilità.

Questo è il luogo dove il futuro può prendere forma e intendiamo costruirlo insieme, a partire da oggi, con l'unico interesse del bene collettivo, perché abbiamo il compito di servire un'intera nazione. Dobbiamo far sì che in quest'Aula i cittadini possano sentirsi rappresentati, vedendola come un punto di riferimento in cui tornare a riporre la propria fiducia. Ed è proprio ai cittadini che penso, quando invito tutti noi a riflettere sulla necessità che il Parlamento ritrovi la centralità che gli è garantita dalla Costituzione. Obiettivo determinante per affrontare non soltanto le sfide interne, ma anche per dare nuovo valore all'idea stessa di Europa e affrontare le grandi sfide globali della nostra epoca.

La questione della centralità del Parlamento ha attraversato la storia costituzionale del nostro Paese con declinazioni e sfumature diverse. Vorrei provare a dirvi cos'è, per me, oggi, la centralità del Parlamento e come possiamo contribuire a riaffermarla ai nostri giorni, in un contesto in cui il rapporto tra potere legislativo e potere esecutivo continua a essere caratterizzato dall'abuso di strumenti che dovrebbero essere residuali, in cui poteri e competenze sono spesso trasferiti in altre sedi decisionali, in cui gli interessi sono frammentati e le leggi sono sempre più settoriali e tecniche. Dobbiamo impegnarci a difendere il Parlamento da chi cerca di influenzarne i tempi e le scelte a proprio vantaggio personale.

Abbiamo provato tante volte la sensazione amara di essere esposti a pressioni esterne inaccettabili. La massima apertura e la costruzione di rapporti, anche all'esterno del Parlamento, sono un contributo fondamentale al processo democratico, ma voglio affermare con forza che le decisioni finali devono maturare solo e soltanto nelle Commissioni e nell'Aula, perché soltanto un lavoro indipendente può dare vita a leggi di qualità. Per questo motivo voglio affermare con decisione che non consentirò scorciatoie né forzature del dibattito.

Un Parlamento centrale, per me, è un Parlamento di cui i cittadini possano fidarsi, e possono farlo perché sanno che qui è perseguito esclusivamente l'interesse generale, qui sono esaminate le loro proposte di legge, qui si realizza la volontà espressa attraverso i referendum, qui si deve intercettare lo spirito di cambiamento che anima l'Italia del 2018 e che i cittadini hanno espresso così chiaramente con il voto del 4 marzo. Le istituzioni sono assolutamente tenute a farsi carico della richiesta di cambiamento, se non vogliono diventare vuote e inaridirsi. L'intento di rinnovamento deve essere la linfa vitale di questa legislatura. Il rinnovamento ha un significato molto chiaro: cominciare a fare scelte che guardino al bene di tutti, e non solo di una piccola parte.

Gli squilibri che in questi anni si sono creati, vanno riequilibrati. Per questo, è ora prioritario andare verso il superamento definitivo dei privilegi. Il taglio ai costi della politica dev'essere uno dei principali obiettivi di questa legislatura. Sono profondamente convinto che si debbano e si possano razionalizzare i costi della Camera dei deputati, senza per questo tagliare i costi della democrazia. Qualcosa è stato fatto, ma c'è ancora tantissimo da fare. Occorre andare avanti, perché certi interventi, che ancora oggi qualcuno riduce a una mera questione di bilancio dello Stato, toccano in realtà due temi cruciali della nostra democrazia: - il rispetto per la cosa pubblica e - il rapporto di fiducia tra i cittadini e la più alta istituzione rappresentativa. Questa fiducia non si costruisce con proclami o dichiarazioni d'intento, ma solo attraverso l'esempio, le azioni concrete, le nostre scelte quotidiane, i voti che quest'Aula esprimerà. Dobbiamo aprire ancora di più quest'Aula ai cittadini, sia in senso fisico sia valorizzando gli istituti di democrazia diretta previsti dalla Costituzione.

Per esempio, attraverso la previsione di tempi certi per l'esame delle proposte di legge di iniziativa popolare. Ma non solo. Penso a come le Camere - condividendo una riflessione avviata in altri ordinamenti - possano anche diventare luoghi per utilizzare le nuove tecnologie digitali a supporto del processo legislativo, per coinvolgere maggiormente le persone. Quello dell'innovazione è un tema su cui in questi anni si è fatto un lavoro significativo. A questo proposito, voglio esprimere un ringraziamento a tutto il personale dell'Amministrazione della Camera dei deputati, che è un modello di qualità nel panorama europeo. Bisogna continuare su questa strada.

Le innovazioni devono andare di pari passo con altri importanti interventi che potrebbero essere realizzati nell'ambito di una riforma del Regolamento della Camera dei deputati. Perché è anche da qui che passa il miglioramento della qualità della vita di tutti. Si tratta di interventi a cui non possiamo sottrarci, anche alla luce delle recenti novità introdotte al Senato della Repubblica. In questo senso il mio impegno come Presidente della Camera sarà ispirato a tre princìpi: - garantire un alto livello qualitativo della discussione parlamentare; - garantire il rispetto di tutte le componenti, sia di maggioranza sia di opposizione; - interpretare lo spirito di cambiamento che i cittadini ci hanno espresso nelle ultime consultazioni elettorali. Consentitemi ora una riflessione di carattere più generale.

Se il Parlamento deve essere luogo di analisi e di visione di lungo periodo, deve dare una risposta alle domande: Quale legislazione vogliamo produrre? Quali strumenti adottare e come usarli per governare i processi economici e sociali? È necessario porre fine a un modo di legiferare confuso, fatto di aggiustamenti continui, deroghe, estensioni, perché questo modo crea incertezza e diventa un danno per i cittadini e per la crescita del Paese.

Mi piace immaginare il Parlamento come istituzione pensante, come istituzione culturale che si interroga su che cosa deve fare. Un Parlamento capace di esprimere una visione di Paese è un Parlamento che rispetta i cittadini e ispira così in loro il senso di appartenenza e di fiducia, nel futuro e nella classe politica. E quando i cittadini sentono che le loro richieste sono ascoltate, che è data una risposta ai loro bisogni, allora consolidano il loro essere comunità ed è in quel momento che si crea unione e coesione. Una comunità unita non può tollerare nessuna forma di illegalità, e non si rassegna di fronte alle ingiustizie, anzi, è capace di rispondere con determinazione, perché ha la forza che gli deriva dal sentirsi pienamente rappresentata e rispettata dalle istituzioni. Così, ogni richiesta di pizzo a un imprenditore non sarà più un attacco al singolo, ma a tutta la collettività.

Ogni ragazzo che abbandona la scuola e sceglie la via dello spaccio o della violenza, sarà una sconfitta per tutti noi. Ogni individuo che non riesce a vivere un'esistenza dignitosa, sarà una vergogna e una responsabilità per tutti. È solo ritrovando lo spirito di essere comunità di cittadini, che possiamo recuperare il senso di Stato che vogliamo incarnare: portare equilibrio laddove ci sono squilibri, in modo che nessuno debba più sentirsi ai margini e tutti riescano a esprimere le proprie potenzialità. È dall'individuo che bisogna ripartire.

Per questo motivo, voglio concludere con l'auspicio che in quest'Aula ciascuno di noi porti avanti il proprio impegno con la continua tensione al miglioramento, andando a superare persino l'espressione migliore di sé stesso. Perché sono fermamente convinto che la bontà di ciò che possiamo realizzare sia sempre frutto del valore umano che mettiamo nelle nostre azioni. Auguri di buon lavoro a tutti noi.

 

Ultima modifica il Sabato, 24 Marzo 2018 15:46
Home News ELETTI I NUOVI PRESIDENTI DI CAMERA E SENATO

Ricevi la newsletter

Iscriviti

Rimani aggiornato sulle attività del centro, sui cicli di formazione, i seminari e le ultime iniziative. Inserendo il proprio indirizzo di posta elettronica già registrato e cliccando sul tasto cancella è invece possibile cancellare rapidamente la propria iscrizione.