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COMUNE DI PIETRANSIERI (AQ): A 75 ANNI DALL'ECCIDIO DEL BOSCO DEI LIMMARI

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 Quella mattina, per la piccola comunità di Pietransieri, frazione di Roccaraso a pochi passi da L'Aquila, non fu una mattina come tutte le altre.

L'Italia stava vivendo uno dei periodi più bui e tragici della sua storia recente, e tentava disperatamente di tirarsi fuori dalla grande catastrofe provocata dal secondo conflitto mondiale. Tuttavia, benché la guerra si stesse estendendo lungo tutta la penisola, quella gente di paese non si aspettava certo di pagare un prezzo tanto alto. A farne le spese furono anche e soprattutto alcuni tra i soggetti più fragili e indifesi di una popolazione giunta allo stremo delle forze, senza quasi più viveri per nutrirsi e forza per sottrarsi alle bombe e alla distruzione : molti bambini, tante donne, anziani, contadini, poveracci comuni.
Quella mattina, per Pietransieri, non fu come le altre, sebbene la guerra avesse determinato condizioni tanto dure e rispetto alle quali ogni giorno che passava sembrava fosse un giorno guadagnato. E quindi, con un esercito italiano sfaldato e in relazione al fatto che in tanti comuni e in tante piccole province qualcuno avesse deciso di reagire ad un'occupazione – quella tedesca – che si stava rivelando tanto sanguinosa quanto opprimente, dai piani alti del Reich stavano giungendo alcuni ordini agghiaccianti e riprovevoli. Uno di questi fu quello di massacrare indistintamente, a prescindere dall'età e dallo status, chiunque fosse solo sospettato di fiancheggiare gli oppositori del nazi-fascismo (o nazi-repubblichismo), anche senza prove. Ma i reparti della Wermacht di stanza in Abruzzo, e più precisamente nei pressi de L'Aquila, fecero molto di più: con il pretesto di eseguire le direttive cervellotiche impartite dai massimi vertici militari di Berlino, sfogarono la loro rabbia e la loro frustrazione su alcuni innocenti di quell'ameno paesino sito ai piedi dell'Altopiano carsico delle Cinquemiglia. L'alba di quella mattina, per le frazioncine limitrofe a Roccaraso, fu diversa da tutte le altre.
A pochi passi da Pietransieri era tracciata la Linea Gustav, e questo fu un elemento che sfavorì in maniera drammatica i suoi abitanti. Un altro motivo fu la feroce condotta di guerra di Albert Kesselring, appena designato neo-comandante dell'esercito militare tedesco di stanza in Italia, il quale si mise in testa di passare per le armi anche chi non si fosse reso reperibile ai reparti nazisti per l'identificazione. E quella povera gente, una volta rifiutatasi di consegnarsi per paura di essere massacrata, deportata o incarcerata chissà dove, convinta di aver trovato un rifugio ideale nei folti boschi dei Limmari, andò invece incontro al proprio destino. Ne fecero le spese prima le bestie, razziate, mitragliate o sgozzate seduta stante; e poi, anche e soprattutto i paesani del luogo. Le vittime furono 128, tra cui 34 bambini al di sotto dei 10 anni e un neonato di appena un mese. Chi fucilato, chi fatto saltare in aria una volta convinto di essere al riparo, tutti i caduti vennero lasciati sul posto e vi rimasero per mesi, sepolti dalla neve e abbandonati. I resti delle vittime furono via via reperiti solo durante la primavera del 1944 e posti successivamente all'interno di un sacrario eretto a memoria della strage. Ogni anno, il 21 novembre, per vie del piccolo borgo si svolge una fiaccolata solenne. Pietransieri, dopo il 21 novembre 1943, non fu più la stessa.

MG

 

Ultima modifica il Mercoledì, 28 Febbraio 2018 15:16
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