CDC - Centro di Documentazione e Studi dei Comuni Italiani

LO SVILUPPO ECONOMICO DEI TERRITORI NELL’ERA DELL’ECONOMIA DELLA FUNZIONALITA’

In News

di Alessio Ditta

E' giunta l'ora di iniziare a ragionare in modo sistemico ed alternativo per ridare slancio alla ripresa del Paese.

I Comuni possono essere i promotori di una riflessione organica sulle tendenze economiche in atto e sulle soluzioni per portare avanti una prospettiva economica alternativa incentrata sulla riappropriazione della sostenibilità economica, sociale e ambientale dello sviluppo da parte degli attori presenti sui territori.

 

Le considerazioni preliminari che sono alla base dell'economia della funzionalità definiscono il modello economico prevalente palesemente incompatibile con le sfide dello sviluppo sostenibile. Del resto, tutte le agenzie mondiali ribadiscono che il sistema classico fondato sulla produzione di volumi e sulla crescita illimitata è insostenibile per la Terra (cambiamenti climatici, finitezza delle risorse naturali e compromissione delle biodiversità) ed ha come "effetti collaterali" disuguaglianza, disorientamento e malessere sociale, disoccupazione e precarietà.

Allo stesso tempo, il modello tradizionale di impresa, fondato sui volumi e sulla vendita di beni e servizi, in Italia (e in Europa) non riesce più ad essere competitivo nel mondo globale. Le imprese europee, salvo alcune eccezioni, hanno favorito l'avanzata delle potenze "a basso costo" (la Cina in particolare) e hanno ripiegato sulla strategia di riduzione dei costi rispetto alla differenziazione di prodotto e di servizio promuovendo processi di delocalizzazione, di desertificazione industriale, di svalutazione del costo del lavoro.

In Italia, nonostante le ricadute della crisi di sistema sui territori siano evidenti, ancora non emerge nessuna visione di sviluppo sostenibile in grado di indurre una mobilitazione condivisa delle forze istituzionali, produttive, lavorative, accademiche e associative dei cittadini. Latita un progetto sistemico coerente, capace di avviare la transizione verso la riappropriazione della sostenibilità economica, sociale e ambientale dello sviluppo di territori: un dovere per la classe dirigente di un Paese in difficoltà e in via di arretramento produttivo, sociale e culturale come l'Italia.

In Francia, invece, rispetto a tali sfide sta emergendo una nuova prospettiva economica che mira alla riappropriazione da parte del territorio della sostenibilità economica, sociale e ambientale del proprio modello di sviluppo, che va sotto il nome di economie de la fonctionnalité.
L'economia della funzionalità vuole indicare la strada per la transizione dal modello classico fondato, come accennato, sui volumi di produzione di beni e servizi ad un modello di offerta di soluzioni integrate di beni e servizi basate sulla vendita di prestazioni d'uso, ossia sulla vendita degli effetti utili di tali prestazioni per i clienti finali che tengano conto, minimizzandole, delle esternalità negative (sociali e ambientali) del territorio.
Pertanto, osservando i processi economici e produttivi attraverso il prisma dell'economia della funzionalità si assiste ad un vero e proprio cambio di paradigma. Si passa dalla vendita della proprietà alla vendita dell'uso, della funzione di beni e servizi integrati e cioè:
• dalla vendita delle macchine fotocopiatrici alla vendita del numero delle copie prodotte dalla macchina con effetti sui costi di gestione e manutenzione (Xerox e molte altre);
• dalla vendita di automobili alla vendita di beni e servizi integrati per la funzione di mobilità (multimodale e con modalità "douce" non inquinanti) con benefici sul traffico e sulla qualità della vita, sull'inquinamento e la qualità dell'ambiente, sull'estetica delle città (Enjoy, Car2go e tutte le iniziative di car-sharing);
• dalla vendita di pneumatici alla vendita dell'uso che se ne fa (in funzione del numero dei Km percorsi) con tutto ciò che ne consegue in termini di durata e qualità del prodotto, professionalizzazione del lavoro, riduzione delle materie prime utilizzate e riutilizzo degli scarti alla fine della vita del prodotto (Michelin);
• dalla vendita di polizze RC auto alla vendita della funzione assicurativa per l'uso che viene fatto dell'auto (in funzione del numero di Km percorsi) con tutto ciò che ne consegue in termini di effettivo costo in caso di non utilizzo dell'automobile (Assicurazioni Generali);
• dalla vendita di solventi inquinanti ad uso industriale, alla vendita di contenitori per lo sgrassaggio dei pezzi industriali con riciclo e riutilizzo dei solventi inquinanti ed effetti di riduzione delle materie prime e salvaguardia dell'ambiente (Safechem-DowChemical);
• dalla vendita di energia elettrica o termica o di caldaie per riscaldamento, alla vendita dell'illuminazione utile e del comfort termico con ciò che ne consegue in termini di uso degli impianti, manutenzione e lavoro di prossimità, durata e formazione per l'utilizzo (Cofely e molti altri);
• dalla vendita di macchine per lavaggio pavimenti, carrelli, mobili, impianti di Illuminazione e di sorveglianza di energia a modelli di business che prevedono la conservazione della proprietà dei prodotti in capo al produttore che ne trae benefici dall'uso, incentivando la produzione di beni che durino a lungo e che riutilizzino gli scarti utilizzandoli come "materia prima seconda" (Turntoo e altri);
• dalla vendita di case alla vendita di servizi abitativi destinati a persone con particolari specificità (anziani, studenti, lavoratori fuori sede, immigrati, ecc.);
• dalla cura alla prevenzione in ambito sanitario e alla condivisione degli spazi e degli impianti per l'uso produttivo sociale ed economico (ergonomia) degli investimenti.

L'Economia della Funzionalità si fonda sulla vendita della prestazione d'uso che tiene conto delle esternalità sociali e ambientali del territorio, oltre a quelle di compatibilità con lo sviluppo sostenibile, e comporta una serie di benefici privilegiando:
• l'avvio di un nuovo processo di territorializzazione della produzione poiché i prodotti, a lunga durata, non dovranno essere progettati per l'obsolescenza programmata, come ora, e quindi necessiteranno di un'elevata qualità. Ciò porta come conseguenza la necessaria qualificazione e professionalità dei lavoratori addetti (riducendo il ricorso alla delocalizzazione), la ricorrente attività di manutenzione e riparazione da svolgere a livello locale (filiera corta e di prossimità) e la riduzione delle materie prime utilizzate (in risposta alle emergenze ambientali);
• la strategicità delle risorse immateriali presenti sul territorio come la fiducia, la competenza, la rilevanza dell'offerta per i fruitori finali e soprattutto il benessere dei lavoratori, perché il processo di condivisione con i clienti (fruitori finali), necessario per produrre "effetti utili" dalle prestazioni dell'impresa, è un approccio che trasforma la produttività del sistema, infatti:
o l'economia fondata sulla specializzazione delle attività diviene economia di integrazione di beni e servizi;
o l'economia di specializzazione del lavoro diviene economia di complementarietà (tra clienti e fornitori) e di rilevanza dell'offerta (capacità di produrre effetti utili o meno per i clienti e per il territorio);
o l'economia di scala lascia spazio ad un'economia di adozione e di conoscenza acquisita che si integra e privilegia la connessione consolidata tra gli attori, più che la riduzione dei costi "mordi e fuggi";
o ad un'economia di intensificazione del lavoro direttamente produttivo è preferita un'economia di integrazione e sviluppo delle conoscenze dei lavoratori che nasce dallo sviluppo della creatività e del coinvolgimento, in altri termini dallo stato di salute (benessere) dei lavoratori all'interno dell'azienda.
La redditività delle imprese diviene pertanto una conseguenza logica del processo di produzione della vendita dell'uso di beni e servizi integrati destinati a produrre effetti utili per i clienti.
Vale la pena ricordare che alcuni strumenti di politica territoriale in Italia potrebbero essere utilizzati già da subito per veicolare il nuovo approccio allo sviluppo sostenibile desumibile dalla prospettiva dell'economia della funzionalità, a partire dall'attività di pianificazione strategica del territorio, il primo compito affidato dal decreto Del Rio alle nuove città metropolitane.
Infine, l'esperienza francese, spinge i Comuni a promuovere e creare le condizioni per innescare un processo di riflessione, dibattito, confronto tra le Istituzioni (al loro interno), che possa essere declinato soprattutto a livello territoriale tra Istituzioni e sistema delle imprese, mondo della ricerca e organizzazioni di cittadini (sindacali, ambientaliste, consumatori, professionisti), per dare slancio e visione, secondo i principi dell'economia della funzionalità, allo sviluppo dei territori in modo veramente sostenibile.

Il lavoro di ricerca, promosso da IFEL e CRESME CONSULTING, si inserisce in tale direzione rappresentando un primo importante passo all'interno di un lungo percorso fatto di riflessioni, studi ed analisi che possano favorire l'implementazione di strategie mirate ad un rilancio strutturale del Paese.

 

Ultima modifica il Giovedì, 04 Giugno 2015 21:16
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