CDC - Centro di Documentazione e Studi dei Comuni Italiani

Tortorella all'Adnkronos: Fondi FESR, buona progettualità ma criticità nella fase attuativa

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Ammontano a 46.743 i progetti nell'ambito dei programmi operativi regionali del Fondo europeo sviluppo regionale (Fesr) 2007-2013, per complessivi 18,5 mld di euro. Di questi pero' meno della meta', ossia 8,5 mld, sono gia' stati spesi mentre, arrivati quasi al termine del ciclo di programmazione, ben 6.448 progetti (ossia il 13,8%) per un totale di 3,59 mld di euro, gia' finanziati, sono ancora fermi ai nastri di partenza. La fotografia, elaborata da Ifel sui dati OpenCoesione aggiornati al 31 dicembre 2012, immortala luci e ombre dei progetti attuati da Regioni, Province, Comuni, operatori privati e imprese, Unioni di Comuni e Comunita' montane, enti pubblici ed organismi di categoria, scuole, universita' ed istituti di ricerca.


"Emerge sicuramente una grandissima progettualita' perche', complessivamente, sul Fesr ci sono circa 46mila progetti per valore 18,5 mld - spiega all'Adnkronos Walter Tortorella, direttore del Centro di documentazione e studi Comuni italiani Anci-Ifel - ma purtroppo sullo speso si e' ancora molto indietro: solo 8,5 mld e, elemento ancora piu' critico, ci sono progetti per 3,5 mld gia' finanziati ma che registrano 'zero' spesa. C'e' una criticita' che riguarda non tanto la capacita' di progettualita', ma la capacita istituzionale complessiva di gestire velocemente tutta la fase attuativa". Come rileva lo studio Anci-Ifel sul Quadro strategico nazionale 2007-2013 "Stato di attuazione e ruolo dei Comuni", la maggior parte (il 53,2%) degli oltre 46.700 progetti fa capo alle imprese e agli operatori privati, che beneficiano di risorse per oltre 6,8 mld di euro. Seguono le scuole, Universita' ed Istituti di ricerca pubblici, con il 18,7% dei progetti, ma con un ammontare di costi ammessi molto contenuto (oltre 421,8 mln di euro). I Comuni, rispetto alle altre istituzioni locali, dimostrano una migliore capacita' di progettualita': sono attuatori del 13,7% dei progetti per oltre 5,3 miliardi di euro. Le Regioni sono attuatrici del 9,2% degli interventi e le Province del 2,5%, rispettivamente per oltre 3,1 mld e oltre 829,5 mln di euro. Infine, gli altri enti pubblici ed organismi di categoria pur essendo attuatori solo del 2,3% degli interventi totali, sono beneficiari di circa il 10% dei costi rendicontabili, ossia 1,8 mld.
I Comuni pur trovandosi "a valle" nell'iter amministrativo per l'esecuzione dei progetti comunitari, fanno registrare una percentuale di operazioni ancora non avviate inferiore rispetto alle amministrazioni regionali e provinciali: dei loro 6.421 progetti uno su cinque (il 19,5%) e' ancora fermo, tuttavia tale percentuale raggiunge il 24,5% ed il 26,1% per gli interventi in capo a Regioni e Province. Il fenomeno del 'mancato avvio' coinvolge meno le scuole, le universita' e gli Istituti di ricerca pubblici (solo l'1,5% degli interventi non e' stato ancora avviato) e gli operatori privati e le imprese (per i quali la percentuale sale al 13,9%). "Da tecnico - sottolinea Tortorella - credo che bisogna spostare l'attenzione dalla riprogrammazione allo sblocco di risorse liberando spazi: molti progetti non si riescono a far partire per il limite di spesa del patto di stabilita'". Anche per questo le autonomie locali da tempo chiedono al governo di escludere dai vincoli del patto una quota del cofinanziamento dei progetti europei. "In questo modo, solo per i Comuni - osserva il direttore del Centro di documentazione e studi Comuni italiani Anci-Ifel - potrebbero partire subito progetti per un 1 mld di euro". Se in Italia circa un Comune su tre e' attuatore di un progetto finanziato dal Por-Fesr, la percentuale raddoppia al Sud toccando il 62,6% di Comuni a capo di un'iniziativa nelle regioni ad obiettivo convergenza. Secondo il sindaco di Potenza e delegato al Sud Vito Santarsiero, "i dati confermano che abbiamo bisogno di rivedere l'impostazione, l'architettura dell'utilizzo dei fondi Ue sia rispetto alle procedure sia rispetto all'efficacia degli interventi. Abbiamo bisogno che gli interventi rientrino in un progetto di sviluppo vero dei territori".
"Al netto anche di loro responsabilita', i Comuni hanno scontato di non avere un'autonomia nella gestione delle risorse - dice Santarsiero riferendosi ai progetti ancora fermi - spesso le procedure sono complesse, ci sono ritardi sia regionali sia nazionali che hanno penalizzato molto i Comuni mentre il patto di stabilita' ci penalizza nell'uso delle risorse nazionali". Dalla programmazione che ormai volge al termine emerge un forte dinanimismo dei Comuni nei progetti innovativi legati, ad esempio, alla green economy, anche se nell'insieme le amministrazioni locali puntano a interventi e' di piccola taglia finanziaria: il 43,5% ha un costo inferiore ai 150mila euro e il 26,8% un costo compreso tra i 150mila e i 500mila euro. "D'altra parte - sottolinea Tortorella - per un Comune spendere per un progetto piccolo da 150mila euro e' piu' facile: fare una piazzetta, comprare uno scuola bus, fare la manutenzione ordinaria. Cio' avviene anche perche' in questi anni sono venuti meno i trasferimenti ordinari e, chiusi i rubinetti da parte dello Stato centrale, le amministrazioni sopperiscono con queste risorse".
Dal punto di vista della progettualita' "i Comuni dimostrano la capacita' di essere molto attivi e anche piu' delle Regioni - conclude il il direttore del Centro di documentazione e studi Comuni italiani Anci-Ifel - Negli ultimi 10 anni i Comuni sono diventati piu' competitivi e la competizione si gioca sui progetti migliori. Al Centro-Nord sono molti i progetti sulla green economy mentre al Centro-Sud sono concentrati soprattutto sul welfare: i Comuni dimostrano la capacita' di mettere risorse su un'economia piu' evoluta e spingono per una spesa pubblica produttiva per la societa'". Aspetti positivi e criticita' della vecchia programmazione devono servire da monito per la nuova programmazione 2014-2020: "Ogni intervento - sottolinea Santarsiero - va inserito in un piano di sviluppo chiaro e preciso, deve essere finalizzato a fare qualcosa di preciso in chiave di crescita dei territori, serve una strategia di sviluppo. Inoltre bisogna semplificare le procedure e rendere piu' autonomi i soggetti attuatori perche' oggi le procedure nell'attuazione dei progetti ci sono troppi livelli decisionali e partnership a cui dar conto. D'altra parte l'Anci con il Piano Citta' ha gia' dimostrato di essere in grado di favorire la semplificazione e la rapidita' di gestione delle risorse e delle procedure". E nel nuovo ciclo di programmazione avranno un ruolo decisivo anche le citta' metropolitane, che potranno beneficiare dei fondi in maniera diretta senza l'intermediazione delle regioni. "Bisogna accellerare sull'istituzione delle citta' metropolitane - osserva Tortorella riferendosi al processo di attuazione 'congelato' nella scorsa legislatura - Potrebbero esserci 2-3 mld solo per le 14 citta' metropolitane, ma rischiamo di non poterne approfittare perche' non sono state ancora istituite".

Ultima modifica il Lunedì, 17 Giugno 2013 16:55
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