CDC - Centro di Documentazione e Studi dei Comuni Italiani

Numeri e territori

Numeri e territori

Analisi, numeri ed approfondimenti dedicati all’ente locale.
Uno strumento per capire in tempo reale l’evoluzione dell’ente più prossimo ai bisogni dei cittadini.

Considerando l'incidenza delle imprese attive in un determinato settore economico in un dato comune rapportata al totale delle imprese attive nel comune stesso, si misura l'indice di specializzazione economica. Un comune può essere definito "specializzato" se tale rapporto risulta maggiore dello stesso rapporto calcolato a livello nazionale .
L'analisi è stata svolta relativamente ai tre settori economici: primario (o agricolo), secondario (o industriale) e terziario (i servizi). Le realtà comunali italiane, complessivamente, manifestano una vocazione imprenditoriale agricola: sono 4.753 le realtà in cui prevale tale specializzazione, il 58,7% del totale. Segue il settore industriale che prevale in 2.540 realtà locali e quello dei servizi in 799 comuni (rispettivamente il 31,4% e il 9,9% del totale).

Nel periodo 2002-2010 complessivamente nei comuni di quasi tutte le regioni italiane si registra un incremento del numero degli iscritti nelle anagrafi comunali: solo le amministrazioni del Molise e della Basilicata si ha una diminuzione del dato. Anche per quel che riguarda i cancellati si riscontra, in generale, nel paese, una crescita, con le sole eccezioni dei territori comunali pugliesi, lucani, siciliani e calabresi.
I comuni della Lombardia e dell'Emilia-Romagna, pur registrando il saldo di mobilità interna più elevato sia nel 2002 che nel 2010, evidenziano una contrazione tra inizio e fine periodo. Al contrario, nelle realtà amministrative della Valle d'Aosta e del Molise: nel 2002 presentavano un saldo di mobilità interna positivo, nel 2010 il numero di cancellati per trasferimento di residenza è superiore a quello degli iscritti nelle anagrafi.

Oltre la metà della popolazione straniera residente nei comuni italiani (53,4%) proviene dall'Europa. Poco più di un quinto degli stranieri regolari (21,6%) giunge, invece, in Italia dal continente africano, il 16,8% dall'Asia e solo l'8,1% dei cittadini stranieri provengono dall'America settentrionale e centro-meridionale.

Dall'analisi delle variabili relative alla popolazione straniera, è emerso come quest'ultima abbia contribuito a modificare, almeno da un punto di vista demografico, la struttura della popolazione del nostro paese. Risulta interessante, quindi, confrontare i dati relativi alla struttura per età della popolazione italiana con quella straniera residente, nelle annualità 2003 e 2011.

Il reddito imponibile ai fini IRPEF può permettere di misurare la distribuzione della ricchezza economica nei comuni italiani. Nell'anno d'imposta 2010 l'ammontare di reddito imponibile medio per ciascun contribuente residente in un comune italiano è stato pari a 23,24 mila euro, in crescita rispetto al 2004 quando era pari a 20,91 mila euro (uno scarto quindi di +2,33 mila euro).

In generale, sembra emergere una contrapposizione tra i comuni del nord e quelli del centro-sud: mentre infatti nei primi il reddito medio per cittadino dichiarante è tendenzialmente superiore alla media del paese, nei secondi il valore medio del reddito imponibile registrato nel 2010 è più basso rispetto a quello rilevato a livello nazionale. Costituiscono delle eccezioni, i comuni veneti e friulani da una parte, e quelli laziali dall'altra.

Nel periodo 2002-2011 si rileva una significativa crescita degli stranieri residenti nei comuni italiani, che passano, infatti, da 1.356.590 del 2002 a 4.570.317 del 2011 registrando uno straordinario incremento medio pari a +236,9%.
I comuni lombardi registrano, per entrambe le annualità, in valori assoluti il numero più consistente di stranieri residenti (rispettivamente 326.292 e 1.064.447, poco meno di un quarto del valore totale), così come le amministrazioni comunali di Molise e Valle d'Aosta registrano il dato più contenuto. Poco meno dei 3/4 degli stranieri regolari vivono nei comuni di sei regioni italiane, tutte localizzate nel centro-nord: si tratta delle realtà locali lombarde (23,3%), laziali (11,9%), emiliano-romagnole e venete (11%), piemontesi (8,7%) e toscane (8%). Tuttavia, nei comuni localizzati nelle regioni centro-settentrionali si registra un tasso di incremento mediamente inferiore al valore medio nazionale, con la sola eccezione di quelli piemontesi, liguri, emiliano-romagnoli, umbri e laziali.

Solo l'11,3% dei comuni italiani è amministrato da una donna, ovvero 904 degli 8.019 sindaci del paese. Tale percentuale, che è ancora piuttosto contenuta e che rispecchia la più generale bassa incidenza femminile nel mondo delle istituzioni e nel mercato del lavoro italiano, non si discosta con quanto rilevato negli anni precedenti.
In generale, nei comuni delle regioni settentrionali si riscontra una partecipazione femminile superiore alla media nazionale.

Pagina 6 di 7

Ricevi la newsletter

Iscriviti

Rimani aggiornato sulle attività del centro, sui cicli di formazione, i seminari e le ultime iniziative. Inserendo il proprio indirizzo di posta elettronica già registrato e cliccando sul tasto cancella è invece possibile cancellare rapidamente la propria iscrizione.