CDC - Centro di Documentazione e Studi dei Comuni Italiani

Il rischio sismico nei comuni italiani – Scheda n.41

L'Italia è una delle zone più sismiche del Mediterraneo. La gran parte del territorio nazionale è stato, nel corso della storia, interessato da effetti sismici alquanto intensi. Fanno eccezione alcune zone delle Alpi centrali e della Pianura Padana, un largo tratto della costa toscana e gran parte della Sardegna e della Puglia. Al contrario, le Alpi orientali, l'Appennino settentrionale, il Gargano, l'Appennino Centro-meridionale, l'Arco calabro e la Sicilia orientale sono le aree, per numerosità e intensità, maggiormente colpite da sismi.


I comuni italiani vengono classificati in quattro classi di rischio in relazione al grado di sismicità: alta, media, bassa e molto bassa . La situazione che ne emerge è piuttosto eterogenea. Il 39,0% dei comuni si trova nell'ultima classe, quella con grado di sismicità molto basso, il restante 25,1% è indicato come a "bassa sismicità", il 27,2% ha un grado di sismicità medio e l'8,7% è classificato ad alto grado di sismicità. Anche la distribuzione territoriale è tutt'altro che omogenea. Infatti, tutti i comuni della Calabria risultano a sismicità alta o media; mentre nessun comune della Valle d'Aosta, del Trentino-Alto Adige, della Liguria e della Sardegna appartiene a tali classi. Rischi di sismicità minori si rilevano soprattutto per i comuni delle regioni settentrionali: oltre il 90% delle realtà locali lombarde, così come poco meno dell'85% di quelle venete si trovano nelle due classi a minor rischio sismico. L'eccezione più evidente è costituita dai comuni del Friuli-Venezia Giulia, per il 64,2% in territorio a rischio medio-alto.
È nei comuni centro meridionali che il rischio di sismicità aumenta fino al più alto grado. Oltre il 90% dei comuni di Basilicata, Marche, Sicilia e Molise presentano un rischio di sismicità medio o alto, sfiora o supera l'80% dei comuni della Campania, dell'Umbria, del Lazio e dell'Abruzzo. L'unica eccezione al sud, oltre ai già ricordati comuni sardi, è rappresentata dalle realtà territoriali pugliesi, solo un quarto delle quali si trova in una zona a media-alta sismicità.
La distribuzione dei comuni per classi di ampiezza demografica non evidenzia una relazione stretta con il fenomeno sismico. Infatti, i maggiori gradi di sismicità non sembrano trovare una correlazione significativa con la dimensione dei comuni. Mediamente poco più di un terzo dei comuni italiani in ciascuna soglia presenta un rischio medio-alto di sismicità (con valori compresi tra 34,5% e 43,1%). Di poco superiori i valori dei comuni appartenenti alle due classi con una popolazione compresa tra i 20.000 e i 249.999 abitanti, che superano il 40,0%. I comuni con oltre 250.000 abitanti presentano gradi di sismicità in prevalenza bassi e molto bassi (70,0%).
In generale, da un punto di vista cartografico, è nel-la fascia appenninica centro-meridionale che si rileva il maggiore grado di sismicità e nel dettaglio in Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Basilicata, Sicilia e Calabria sono individuati i comuni a maggior rischio. Nella pianura padana, invece, mediamente, sono localizzati i comuni a mi-nor rischio, così come in buona parte della Toscana, nelle regioni settentrionali, ad eccezione del Friuli-Venezia Giulia, in Puglia ed in Sardegna. Solo il 3% dei comuni lombardi non presenta un basso grado di sismicità.
In generale, da un punto di vista cartografico, è nella fascia appenninica centro-meridionale che si rileva il maggiore grado di sismicità e nel dettaglio in Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Basilicata, Sicilia e Calabria sono individuati i comuni a maggior rischio. Nella pianura padana, invece, mediamente, sono localizzati i comuni a minor rischio, così come in buona parte della Toscana, nelle regioni settentrionali, ad eccezione del Friuli-Venezia Giulia, in Puglia ed in Sardegna. Solo il 3% dei comuni lombardi non presenta un basso grado di sismicità.

1 Tale classificazione è in sostituzione delle Zone definite dall' Opcm n. 3519 del 28 aprile 2006: criteri generali per l'individuazione delle zone sismiche e per la formazione e l'aggiornamento degli elenchi delle stesse zone. Il grado di sismicità "alto" corrisponde alla Zona 1, ovvero la zona più pericolosa, dove possono verificarsi forti terremoti; il grado "medio" corrisponde alla Zona 2, dove possono verificarsi terremoti abbastanza forti; il grado di sismicità "basso" corrisponde alla Zona 3, che riguarda i comuni che possono essere soggetti a scuotimenti modesti; la Zona 4, infine, è quella meno pericolosa ed è stata definita a "basso" grado di sismicità.

Ultima modifica il Martedì, 05 Maggio 2015 16:19
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