CDC - Centro di Documentazione e Studi dei Comuni Italiani

L' imprenditorialità extra agricola nei comuni italiani - Scheda n.36

L'indice di imprenditorialità, calcolato sul numero di imprese extra agricole ogni 100 abitanti, misura la propensione della popolazione di un Paese all'attività imprenditoriale.

In Italia il numero totale delle imprese attive al 31 dicembre 2012 nei settori secondario e terziario è di 4.430.164, corrispondente ad un indice di imprenditorialità nazionale di 7,4. In assoluto, le amministrazioni locali in cui si registra la maggiore presenza di imprese extra agricole attive sono quelle lombarde con un totale di 771.560 attività.

Complessivamente, in tutte le realtà del nord, si concentra quasi la metà delle imprese extra agricole attive in Italia (48,5%). I dati assoluti sul numero di imprese attive sono chiaramente influenzati dalla dimensione demografica delle regioni corrispondenti: è quindi inevitabile che le amministrazioni locali con meno imprese attive siano quelle valdostane, con un totale di 10.479 attività imprenditoriali extra agricole.
L'analisi dell'indice di imprenditorialità consente, invece, di valutare l'effettiva diffusione di imprese operanti nel settore secondario e terziario nelle diverse realtà locali. Secondo tale parametro è evidente che nel centro-nord del Paese si concentri, tendenzialmente, una maggiore propensione ad avviare attività imprenditoriali nel settore industriale e in quello dei servizi. Quasi tutte le amministrazioni settentrionali, infatti, presentano un indice superiore a quello nazionale, con l'eccezione dei comuni del Trentino-Alto Adige (7,0) e del Friuli-Venezia Giulia (6,5). Tra le realtà locali del centro-nord, l'indice più elevato si osserva nei comuni toscani (8,7), seguiti dalle amministrazioni locali liguri (8,3) e da quelle della Valle d'Aosta, dell'Emilia-Romagna e delle Marche (8,2). Al contrario, ad esclusione delle amministrazioni abruzzesi che presentano un indice pari a 7,7, le restanti realtà locali del meridione fanno registrare indici inferiori a quello nazionale: gli ultimi in assoluto sono i comuni siciliani con un indice di 5,8, preceduti da quelli lucani (6,1) e pugliesi (6,3).

L'analisi dell'indice di imprenditorialità per classe demografica mostra un rapporto direttamente proporzionale tra la propensione ad avviare attività imprenditoriali e l'ampiezza demografica dei comuni. Le realtà con una popolazione inferiore a 60.000 abitanti presentano un indice minore rispetto a quello nazionale. Dalla fascia di popolazione successiva (60.000-249.999 abitanti) l'indice supera il valore medio e raggiunge il suo apice (9,3) nelle 12 città con più di 250.000 abitanti. Osservando i dati relativi al numero di imprese attive nel settore secondario e terziario, si nota che la classe con il valore assoluto più elevato è quella dei comuni con una popolazione compresa tra 20.000–59.999 che conta 965.392 imprese attive.

La rappresentazione cartografica evidenzia come l'indice di imprenditorialità extra agricola presenti percentuali almeno pari alla media nazionale in molte delle amministrazioni comunali centro-settentrionali.

In particolare, le amministrazioni in cui tale tasso è superiore a 10 sono concentrate nelle zone di confine tra Trentino-Alto Adige e Veneto, in alcune aree del Piemonte e della Valle d'Aosta, nonché in diversi territori della Lombardia e lungo la costa veneta ed emiliana. A queste si aggiungono le aree della costa nord orientale della Sardegna, dove si concentrano numerosi comuni con un indice superiore a 10.

Al contrario, in vaste aree dell'Italia meridionale, le realtà amministrative presenti non mostrano una propensione verso attività extra agricole, non raggiungendo neppure il valore medio nazionale, ad eccezione di alcune aree interne dell'Abruzzo e della Campania, dove tale indice è superiore a 10.

 

 

Ultima modifica il Mercoledì, 03 Dicembre 2014 12:19
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