CDC - Centro di Documentazione e Studi dei Comuni Italiani

Emilio Caldara, il primo Segretario dell'Associazione dei Comuni Italiani

Emilio Caldara(Soresina, Cremona, 1868 – Milano, 1942),dopo la laurea in giurisprudenza, con la professione legale iniziò anche la sua milizia socialista. Collaborò al quotidiano La lotta di classe e alla Critica sociale, fu corrispondente da Milano del neofondato Avanti! Verso la fine del XIX secolo, divenne l'esperto del partito per i problemi politico-amministrativi. Condannato durante la reazione del '98, fuggì a Lugano. Ritornato a Milano dopo l'amnistia, si impegnò per le elezioni amministrative e venne eletto nel 1899 con 18.236 voti di preferenza nel gruppo consiliare socialista, sostenitore esterno della giunta Mussi.
Nel 1901 dette vita all'Unione socialista milanese, per l'autonomia del gruppo consiliare socialista, di cui era divenuto segretario, contro la Commissione esecutiva del partito.

Nello stesso anno aveva partecipato alla fondazione dell'Associazione dei comuni italiani, divenendone il primo segretario. Dal marzo 1902 aveva assunto la direzione del bollettino L'autonomia comunale, che conservò anche dopo il 1906, quando divenne una rivista mensile: dalle sue colonne scrisse a più riprese sulla natura autonoma del comune, inteso come associazione popolare precedente lo Stato, suscettibile di trasformazioni democratiche.
Rieletto nel 1910 e nel 1911, continuando il gruppo consiliare socialista di Milano la tattica intransigente, in Consiglio criticò aspramente la politica tributaria della giunta Greppi. Questa tattica condusse alla vittoria elettorale del 18 giugno 1914, quando divenne il primo sindaco socialista di Milano. Nel marzo 1915 (13° congresso dell'Associazione, tenutosi a Roma) fu eletto vicepresidente dell'Associazione dei comuni, assieme a don Luigi Sturzo e Dario Franco.
Lo scoppio della guerra lo pose di fronte a difficoltà e compiti inattesi: in netto anticipo rispetto alle direttive del governo, intraprese una politica di difesa dei consumatori, con il calmiere sui generi di prima necessità, e stanziamenti straordinari per l'acquisto del grano. Fece aprire una sottoscrizione per il fondo d'assistenza ai disoccupati, e varò una serie di lavori pubblici importanti per la comunità milanese. Dopo la dichiarazione di guerra, costituì un Comitato centrale di assistenza che agì efficacemente, al punto di meritarsi anche il plauso governativo.
Al secondo congresso nazionale delle amministrazioni comunali e provinciali socialiste (Bologna, 16-17 gennaio 1916), che sancì la fondazione della Lega dei comuni socialisti, e a cui egli intervenne in qualità di presidente, la sua attività presso l'Associazione dei comuni fu oggetto di contrastanti giudizi, e la sua presenza in entrambi gli organismi provocò un commento polemico dell'Avanti!. Questa situazione lo portò, nel marzo 1916, a rassegnare le dimissioni da vicepresidente dell'Associazione dei comuni con una lettera che venne pubblicata nella rivista L'autonomia comunale del 31 maggio.
Il suo impegno amministrativo per fronteggiare il periodo difficile della guerra continuò: nell'agosto 1916 creò un Ente autonomo dei consumi per garantire l'approvvigionamento dei generi di prima necessità calmierati, e un anno dopo l'iniziativa fu perfezionata con l'istituzione di un'Azienda consorziale annonaria autonoma, con il sostegno del comune, delle cooperative e delle istituzioni di beneficenza.
Dopo Caporetto (ottobre 1917), ritendo opportuno che le amministrazioni socialiste rimanessero al loro posto per proteggere i cittadini e assistere i profughi, invitò i Milanesi a sostenere fiduciosamente la resistenza dei soldati a difesa della Nazione.
Avversato dai compagni di partito, ma sostenuto da manifestazioni di simpatia popolare, nel 1918 cercò di temperare gli effetti della guerra e favorire la ripresa economica, soprattutto nel settore edilizio, sia pur indirettamente, causa i limiti imposti all'attività del comune dalle difficoltà di bilancio.
Allo scoppio dei tumulti per il caro viveri, nel 1919, impose un ribasso del 50% sui prezzi dei generi di prima necessità, sollecitando Francesco Saverio Nitti a un analogo calmiere statale. Ancora nel 1920 varò una serie di opere pubbliche municipali. Nonostante le opere intraprese, permaneva tuttavia la situazione finanziaria dissestata e il disavanzo. Nello stesso tempo, veniva a mancare l'appoggio del partito, mentre aumentava l'aggressività fascista. Alle elezioni del 7 novembre 1920 riuscì primo eletto nella lista vincente del P.S.I.; ma lasciò la carica di sindaco e il Consiglio comunale di Milano, a seguito dell'elezione a deputato nel maggio 1921.
Il 4 ottobre 1922 seguì il gruppo riformista espulso, e partecipò alla fondazione del Partito socialista unitario. Rieletto deputato nel 1924, partecipò col suo gruppo alla secessione aventiniana, pronunciandosi, nel giugno dell'anno seguente, per il ritiro definitivo dall'aula. Disciolto il P.S.U. alla fine del 1925, egli subì nel 1926 una condanna e la decadenza dalla carica di deputato. In seguito, fece parte del comitato organizzativo per la costituzione del nuovo Partito socialista dei lavoratori italiani; durante il ventennio fascista, tuttavia, si tenne definitivamente lontano dall'attività politica, dedicandosi esclusivamente alla professione.
Fonti:
Rita Cambria, "CALDARA, Emilio", Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 16 (1973), http://www.treccani.it/enciclopedia/emilio-caldara_%28Dizionario-Biografico%29/ ;
Umberto Chiaramonte, Luigi Sturzo nell'ANCI, Soveria Mannelli 2004;

Oscar Gaspari, Dalla Lega dei comuni socialisti a Legautonomie. Novant'anni di riformismo per la democrazia e lo sviluppo delle comunità locali, Roma 2006;

Centro Documentazione dei Comuni italiani ANCI-IFEL (a cura di), 111 ANCI. Casa dei comuni italiani Istituzione di governo, Roma 2012.

Ultima modifica il Martedì, 26 Febbraio 2013 14:54
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