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70 ANNI FA NASCEVA IL PRIMO PARLAMENTO REPUBBLICANO D’ITALIA: ERA IL 18 APRILE 1948

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Gli anniversari sono essenziali per tenere vivo un ricordo, un evento o un fatto storico, perché come ripetevano alcuni saggi nel corso dei secoli, " la storia è maestra di vita e testimone dei tempi" così come scriveva Cicerone oltre ventuno secoli fa. Attualizzando il pensiero ai nostri giorni, anche giornalisti famosi hanno affermato con convinzione questo concetto: "Un paese che ignora il proprio ieri non può avere un domani". Da qui un avvenimento fondamentale per la storia del nostro Paese, quello delle elezioni del 18 aprile 1948.

 

Al termine della seconda guerra mondiale l'Italia, uscita dalla dittatura e sconfitta dalla guerra, doveva voltare pagina: scegliere tra la Monarchia dei Savoia e la Repubblica, affrontare il processo di pace e la ricostruzione, schierarsi con le democrazie occidentali o con i paesi del socialismo reale. Il nostro Paese era in condizioni gravissime: città, strade e ferrovie erano state distrutte, l'agricoltura e l'industria in crisi, vi era una forte inflazione, le condizioni di vita della stragrande maggioranza dei cittadini italiani erano più che precarie. I governi dell'immediato dopoguerra si fondarono sulla solidarietà di tutti i partiti antifascisti per collaborare per il rinnovamento, lo sviluppo e il progresso del Paese.

Il 2 giugno 1946 si svolgono, a suffragio universale maschile e femminile, due consultazioni popolari d'importanza decisiva per il futuro dell'Italia: il referendum istituzionale fra Monarchia e Repubblica, che si conclude con la proclamazione della Repubblica, e le elezioni dell'Assemblea Costituente. Alla proclamazione della Repubblica (con il 54,3% dei voti e un affluenza di oltre l'89% degli elettori), Umberto II, succeduto al padre Vittorio Emanuele III solo da un mese, per questo è stato chiamato " Il Re di Maggio", abbandona la capitale e va in esilio in Portogallo ( mentre Vittorio Emanuele III, già da tempo ad Alessandria d'Egitto, muore nel dicembre 1947). Nelle elezioni dell'Assemblea Costituente, i tre partiti definiti di massa, ottennero un notevole successo con circa il 75% dei voti e dei seggi: Democrazia Cristiana 35,21% e 207 seggi, Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria 20,68% e 115 seggi, Partito Comunista Italiano 18,93% e 104 seggi.

L'Assemblea Costituente della Repubblica Italiana, fu l'organo eletto per la stesura della nostra Costituzione, svolse i propri lavori a Roma e li concluse nel dicembre 1947. Inoltre votò la fiducia ai governi che si susseguirono in quel periodo, tre governi guidati da De Gasperi. La Costituzione entrò in vigore dal 1° gennaio 1948.

Il 18 aprile 1948 si celebrarono le prime elezioni politiche libere della nostra storia repubblicana, che segnarono una svolta cruciale nella vita del Paese. Si presentarono al giudizio degli elettori due e contrapposti schieramenti: da un lato il fronte della sinistre, che raccoglieva socialisti e comunisti e che non nascondeva la sua aspirazione a realizzare un modello di Stato socialista. Dall'altro lato la Democrazia Cristiana, che si ispirava al modello delle democrazie parlamentari dell'Occidente, polarizzò su di se l'attenzione non solo di un elettorato moderato e conservatore, ma anche di gruppi sociali sensibili alle esigenze di un profondo rinnovamento delle vecchie strutture della società italiana. Una condizione accomunava i due schieramenti: la volontà di dare un nuovo volto alla democrazia nel nostro Paese, e la Costituzione approvata, era la prova di questa volontà.

L'esito elettorale segnò il successo della Democrazia Cristiana e un'evidente flessione delle sinistre. La Dc otteneva il 48,5% dei suffragi, raggiungendo la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera. Le Sinistre, con il Fronte Democratico Popolare al 30,9%, subirono un crollo anche nelle regioni settentrionali e nei centri operai, tradizionali roccaforti dei partiti di sinistra.

Conosciuti i risultati del voto politico del 18 aprile, nel nostro Paese si aprì una lunga e interminabile stagione di commenti, valutazioni, analisi, e come si scrive oggi con "retroscena", che furono al centro di articoli di stampa e di approfondimenti nei partiti e nella società civile dell'epoca, con ricostruzioni spesso fantasiose e a volte veritiere per cercare di capire il perché di quei risultati elettorali. Analoghi ragionamenti avvenivano ed erano seguiti nei paesi esteri, interessati alle vicende e al futuro dell'Italia.

Forse, a settanta anni da quel voto, si possono fare alcune osservazioni scevre da passione politica e cercare una oggettività, che spesso non esiste compiutamente nei giudizi delle vicende politiche. E' bene ricordare che nel 1947, entrò in crisi il Partito Socialista Italiano, legato al PCI da un patto d'azione, e i fautori dell'autonomia socialista fondarono il Partito Socialista Democratico Italiano di Saragat. Era iniziata in quel periodo la "guerra fredda", la politica dei blocchi si manifestava con una forte accentuazione ed erano, purtroppo, i risultati degli accordi di Jalta del 1945 sul futuro dell'Europa, e con essa una nuova stagione, come dimostrò la campagna elettorale senza esclusione di colpi, che porto al successo democristiano. Una vittoria tutt'altro che scontata, tanto che il socialista Nenni e il comunista Togliatti, discussero su chi dei due dovesse fare il Presidente del Consiglio. De Gasperi, che alle spalle aveva anche il favore degli italoamericani degli Stati Uniti e il consenso dei Comitati Civici, vinse la sfida, che venne giudicata storica, per il futuro del nostro Paese.

Non a caso nel libro "L'Italia della Repubblica", di due grandi giornalisti e storici, Indro Montanelli e Mario Cervi, scrivevano: "Il 18 aprile non vi fu un'Italia cattolica che si rivestì di panni democristiani; vi fu un'Italia democratica, liberale, anticonformista che rivestì insieme all'Italia propriamente cattolica i panni democristiani." Il merito di questa sintesi fu di De Gasperi che si riconfermò leader del quinquennio successivo. Tuttavia, una valutazione positiva, che risentiva del lavoro preparatorio della Costituzione, era questa: " l'andare al voto per scegliere quale colore politico dare al proprio paese, significava liquidare la tragica esperienza del ventennio fascista, che aveva impedito la libertà di esprimersi e di contare." E' in questa direzione che va ricercata la volontà dei partiti di provare a costruire le basi di una nuova cultura politica democratica.

Si può trarre una considerazione conclusiva sul voto per la elezione del Primo Parlamento Repubblicano d'Italia del 18 aprile 1948? E' difficile dirlo, ma quelle elezioni segnarono l'avvio di un quadro politico destinato a durare a lungo. E' la storia del nostro Paese, con tanti pregi e tanti difetti, che abbiamo il dovere di conservare, migliorare, trasformare e rendere più giusta per tutti.

 

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Aprile 2018 14:43
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