CDC - Centro di Documentazione e Studi dei Comuni Italiani

Roberto Ruffilli, un uomo di idee

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di Angelo Rughetti

Mentre Roberto Ruffilli veniva barbaramente ucciso da due brigadisti a fine anni ottanta era in corso una decisiva inversione di tendenza rispetto alla stagione post-sessantottina, profondamente segnata dalle tematiche della partecipazione politica, dell'impegno civile, della rivolta antiautoritaria, dell'ideologizzazione dei comportamenti sociali, della fusione fra le sfere dell'individuale e del collettivo.

La società italiana era stata sconvolta dalle cicatrici della violenza, del terrorismo e della repressione che avevano in definitiva affossato le istanze di quel movimento popolare nell'ultimo quarto degli anni Settanta, aveva progressivamente abbandonato le piazze per rifluire nella coltivazione edonistica del proprio privato, stimolando in tal senso l'affermazione di un nuovo stile di vita de-politicizzato e consumerista. Le condizioni strutturali del Paese stavano visceralmente mutando, per effetto della consunzione del modello tayloristico legato ad un'economia industrialista d'esportazione, che era divenuto improduttivo in un contesto di mercati saturi e di costo del lavoro crescente: la creazione della ricchezza e del plus-valore si stava trasferendo nella dimensione della finanziarizzazione delle rendite, dell'indebitamento pubblico e della commercializzazione di nuovi bisogni. Subito dopo ci sarebbe stato il tracollo della prima repubblica, dalla crisi definitiva dei partiti fortemente ideologizzati per giungere alla messa in discussione della democrazia così come era stata intesa fino a quel momento. Ci sarebbe stato il periodo di Manipulite e con il tracollo della partecipazione politica e la messa in discussione di interesse classi dirigenti che non avevo intuito che la società italiana stava cambiando e cercava risposte più forti. L'uccisione di Roberto Ruffilli avrebbe segnato uno spartiacque come sabotaggio dell'ingranaggio fondamentale che avrebbe dovuto presiedere alla riorganizzazione complessiva delle istituzioni repubblicane italiane, nel più ampio sistema di un neocapitalismo occidentale che dopo l'iniziale disorientamento dovuto all'esplosione dei movimenti rivoluzionari post-sessantottini, avrebbe lanciato la propria controffensiva di repressione e di normalizzazione. Il volantino che rivendicava l'assassinio sulle colonne di repubblica lo descriveva come "uno dei migliori quadri politici della DC, l'uomo chiave del rinnovamento, vero e proprio cervello politico del progetto demitiano, teso ad aprire una nuova fase costituente, perno centrale del progetto di riformulazione delle regole del gioco, all'interno della complessiva rifunzionalizzazione dei poteri e degli apparati dello Stato".
A distanza di anni possiamo dire che Ruffilli era un uomo di idee, non di potere. E le idee hanno sempre fatto più paura del potere.
Angelo Rughetti

 

Ultima modifica il Lunedì, 16 Aprile 2018 10:14
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