CDC - Centro di Documentazione e Studi dei Comuni Italiani

LE PRIME FORME DI DECENTRAMENTO AMMINISTRATIVO : QUANDO ROMA DIVENNE “COMARCA”

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Di Marco Giuliani

 

Era il 6 luglio 1816 : Pio VII divise la capitale in delegazioni territoriali.

 

Anche lo Stato Pontificio ebbe per alcuni decenni le sue circoscrizioni municipali. Lo decise Papa Pio VII con motu proprio il 6 luglio di 199 anni fa. E di fatto, quella riorganizzazione territoriale rappresentò una delle prime (moderne) forme di decentramento, ma non solo. Le delegazioni apostoliche istituite furono 21 in totale.

Roma venne trasformata – dal punto di vista amministrativo – in "Comarca", soggetto giuridico che rappresentò una sorta di ripartizione territoriale in cui i nuovi distretti furono suddivisi in settori di cui fecero parte Roma stessa (come capitale), Tivoli e Subiaco, i quali a loro volta vennero frammentati in tante piccole province minori. La Comarca di Roma, compresi i suoi due "municipi", a quel tempo aveva una popolazione di circa 133 mila abitanti e costituiva una sorta di ente decentrato che potrebbe essere paragonato alle attuali Regioni, ma con una differenza basilare : Roma era e continuava ad essere la capitale dell'intero Stato Pontificio, che si estendeva dai confini della Campania (allora denominata Terra di Lavoro, compresa nel Regno delle Due Sicilie) sino alle frontiere del Lombardo-Veneto.
Gli organi principali della Comarca di Roma erano il Consiglio, che si riuniva una volta l'anno per l'approvazione dei bilanci consuntivo e preventivo, e la Commissione d'Amministrazione, la quale dipendeva direttamente dal Consiglio stesso. Tra le maggiori prerogative della nuova dispensa pontificia, vi erano quella che provvedeva alla gerenza, alla costruzione e alla manutenzione stradale di tutto l'Agro Romano, ma soprattutto, quella relativa alla responsabilità diretta in merito alla gestione del personale impiegatizio e dei servizi, compresi i dipendenti delle forze dell'ordine e delle poste.
Con quella riforma, si palesò in modo abbastanza evidente la volontà di amministrare più razionalmente un territorio molto esteso, la cui zona centro-orientale romana fu il principale circondario oggetto della trasformazione avviata dal pontefice. Allo stesso tempo, si era reso necessario dare più possibilità di sviluppo ad un territorio per troppo tempo trascurato, e che a seguito della riforma potè ampliare le sue attività giuridico-amministrative offrendo possibilità di emancipazione formativa e di impiego a nuove fasce della popolazione locale. I successivi mutamenti distrettuali vennero apportati da Pio IX nel settembre 1850, e furono caratterizzati dall'accorpamento di tre nuove delegazioni provinciali : Viterbo, Orvieto e Civitavecchia, anche queste entrate a far parte della giurisdizione di Roma. Poi, nel 1870, in virtù dell'annessione allo Stato italiano, la città divenne unico centro politico-amministrativo di tutte le province autonome precedentemente istituite, sino ad essere designata capitale del Regno d'Italia.

MG

Ultima modifica il Mercoledì, 02 Agosto 2017 15:53
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