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PAREGGIO DI BILANCIO : VERSO L’IVA AL 25% ENTRO IL 2018

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Ora mai non sono solo più "voci di corridoio" o previsioni degli analisti, ma sembra che gli obiettivi per il risparmio sul bilancio prefissati da Palazzo Chigi in relazione alla correzione di 3,4 miliardi richiesta dalla Ue, siano ben definiti.


Si tratterà di alcuni interventi che interesseranno i prossimi 2-3 anni, nel tentativo di operare un taglio strutturale delle spese tale da avere un peso determinante nelle entrate delle casse dello Stato. Benchè Renzi ne abbia disapprovato l'eventualità, le ipotesi più plausibili, confermate da diversi organi d'informazione (Ansa, Adnkronos e Il Sole 24 Ore) e dalle dichiarazioni di Morando (Mef), farebbero presupporre l'ipotesi di un aumento sino al 13% dell'iva agevolata e dal 22 al 25% di quella ordinaria. D'altra parte, se – come continuano a sostenere gli esponenti di governo – la strada da percorrere è quella della riduzione fiscale, una delle coperture certe sulle quali puntare è proprio quella relativa all'incremento della tassazione sui consumi e sulla prestazione di servizi. Se così fosse, però, sarebbe una soluzione abbastanza rischiosa poiché potrebbe rallentare la domanda e confermare, come è successo nel 2016, il calo dello 0,1% o lo stallo dell'uso di beni e delle spese delle famiglie.
Resta sempre attuale il tema (tormentato e fonte di contestazione da parte dell'opinione pubblica) della lotta all'evasione fiscale, che in Italia dà l'impressione di essere affrontata costantemente con una certa debolezza e non con il necessario rigore. Rigore che sarebbe necessario adottare nei confronti del sommerso provocato delle grandi multinazionali e non solo a carico dei lavoratori autonomi, rimproverati spesso di non emettere fatture e scontrini (ammanco che risulta essere, tra l'altro, di minima entità). Tuttavia, la discussione in oggetto tra i singoli ministeri che dovrebbe dare modo di modificare le spese delle rispettive amministrazioni sulla gestione dei capitoli di spesa, potrebbe riservare alcune novità. In tal senso, l'interrogativo è d'obbligo : riuscirà il tesoro italiano, in tempi brevi, a ridurre l'aggravio senza l'aumento delle imposte indirette e delle accise sui carburanti (a proposito, nonostante il petrolio sia ai minimi storici, nel nostro paese la benzina è salita nuovamente alla modica cifra di oltre 1,70 euro al litro), le quali hanno toccato numeri da capogiro ?
In ogni caso, è curioso pensare al fatto che puntualmente, in relazione ad ogni manovra finanziaria, Palazzo Chigi dichiari di voler ridurre il cuneo fiscale e poi lo fa – se riesce – imponendo l'aumento delle tasse da pagare alla fonte. Ne sono un classico esempio i rincari sulle spese per l'istruzione e per le bollette energetiche (oltre all'aumento delle imposte locali come Bollo auto, Tari e Ires). Ve ne sono altre che in pochi conoscono e che ultimamente hanno fatto registrare puntuali ritocchi al rialzo, e sono le cosiddette "tasse che lo Stato nasconde al cittadino" : si tratta delle quote fisse sui libretti postali, sugli alcoolici, i tabacchi, e guarda caso, anche su alcuni adempimenti fiscali per le imprese una volta annuali e oggi resi trimestrali con piccoli ma significativi incrementi dovuti alle regolarizzazioni dei registri. E ancora, attualmente, di dimagrire l'elefantiaca macchina burocratica statale e periferica non se ne parla. M.G.

Ultima modifica il Lunedì, 03 Aprile 2017 12:26
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