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La Commissione europea mette sotto accusa l’Italia per lo smog

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Ultimatum della Commissione europea a Germania, Francia, Spagna, Italia e Regno Unito, perché non hanno rimediato alle ripetute violazioni dei limiti d'inquinamento dell'aria per il biossido di azoto (NO2).

Nel nostro Paese le persistenti violazioni dei valori limite riguardano 12 zone di qualità dell'aria, tra cui Roma, Milano e Torino. Sebbene spetti alle autorità dello Stato membro scegliere le misure idonee per far fronte al superamento dei limiti di NO2, sottolinea la Commissione, "è necessario compiere maggiori sforzi a livello nazionale, regionale e locale, per adempiere agli obblighi della normativa Ue e tutelare la salute pubblica". Se gli Stati membri non adempiranno entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferirli alla Corte di giustizia dell'Unione. L'inquinamento da biossido di azoto rappresenta un grave rischio per la salute, fa notare Bruxelles. La maggior parte delle emissioni è prodotta dal traffico stradale. Più di 400.000 cittadini muoiono prematuramente in Europa ogni anno a causa della scarsa qualità dell'aria. Milioni di persone, inoltre, soffrono di malattie cardiovascolari e respiratorie causate dall'inquinamento atmosferico. Nel 2013, il persistere di elevati livelli di NO2 ha causato quasi 70.000 morti premature in Europa: pressoché tre volte il numero dei decessi causati da incidenti stradali nello stesso anno. Persistenti violazioni dei valori limite per l'NO2 si verificano nei seguenti Stati membri: Germania (28 zone di qualità dell'aria, tra cui Berlino, Amburgo, Monaco, Amburgo e Colonia); Francia (19 zone di qualità dell'aria, fra cui Parigi, Marsiglia e Lione); Regno Unito (16 zone di qualità dell'aria, tra cui Londra, Birmingham, Leeds e Glasgow); Spagna (3 zone di qualità dell'aria, tra cui una che copre Madrid e due Barcellona).

Tra le misure raccomandate per ridurre le emissioni inquinanti, accelerando al tempo stesso la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, figurano la riduzione globale dei volumi di traffico, i combustibili utilizzati, il passaggio ad autovetture elettriche e/o l'adattamento dei comportamenti al volante. In questo contesto, ridurre le emissioni dei veicoli diesel è un passo importante verso la conformità con gli standard Ue in materia di qualità dell'aria.

Nonostante quest'obbligo, sono molti i luoghi dove la qualità dell'aria è da diversi anni un problema. In 23 dei 28 Stati membri le norme relative non sono ancora rispettate – in totale in più di 130 città in tutta Europa. La Commissione Ue, pertanto, ha intrapreso un'azione legale contro gli Stati membri inadempienti fin dal 2008, concentrandosi inizialmente sul particolato (PM10), per il quale il termine per l'adempimento di conformità era il 2005, e sul biossido di azoto (NO2) – per quale il termine era il 2010. Attualmente, l'azione legale imperniata sul NO2 riguarda 12 Stati membri, con casi d'infrazione in corso nei confronti di Austria, Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna e Regno Unito. Potrebbero intervenire azioni nei confronti di altri Stati membri. Il traffico stradale è responsabile di circa il 40% delle emissioni di ossido di azoto (NOx) nell'Ue. A livello del suolo il contributo relativo del traffico è molto più elevato (in quanto le emissioni provenienti dalle ciminiere industriali sono diluite prima di raggiungere il suolo). Delle emissioni totali di NOx dovute al traffico, circa l'80% proviene dai veicoli con motore diesel.

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