CDC - Centro di Documentazione e Studi dei Comuni Italiani

dI Marco Giuliani

Imminente un decreto legge sulla regolamentazione delle macchine presso gli esercizi pubblici

Come previsto dalla legge di stabilità in applicazione nel corso dell’anno corrente, è plausibile supporre che a breve – Ragioneria di Stato permettendo – il governo intenda dare seguito al programma di riduzione degli apparecchi dedicati al gioco delle slot machine pianificato da almeno 4 mesi. La regolarizzazione prevedrebbe, salvo modifiche o ripensamenti, una diminuzione del 30% delle macchine da gioco presenti nel circuito nazionale italiano entro la fine dell’anno, o al massimo entro il biennio 2018-2019. Ad essere interessati saranno essenzialmente gli esercizi pubblici dei bar e dei tabacchi, i cui macchinari verranno inoltre sottoposti ad un sistema di monitoraggio telematico che segnalerà ad una centrale apposita eventuali trucchi o modifiche non a norma con i sistemi vigenti. Un altro cambiamento potrebbe consistere nella limitazione abbastanza drastica delle potenziali vincite, che dovranno necessariamente essere di bassa entità per dissuadere i giocatori ad alzare le poste in palio e correre viceversa il rischio di perdere cifre rilevanti.

Lo Stato sta tentando di rientrare anche dai mancati introiti relativi all’imposizione delle nuove imposte introdotte nel 2015 a carico degli esercenti dotati dei giochi, i quali debbono al fisco ancora parte dei 500 milioni richiesti per le autorizzazioni. A questa cifra va aggiunto lo stanziamento dei 50 milioni di euro a beneficio delle regioni per il piano di contrasto alla ludopatia che interessa (purtroppo) ormai non più i monopoli ma il settore sanitario ed i centri di assistenza medica allestiti specificatamente per la prevenzione del fenomeno. In tal senso, le associazioni che si occupano della lotta al gioco d’azzardo (Gap) premono da tempo affinchè le istituzioni aumentino i fondi per la prevenzione del problema, il quale coinvolge un numero sempre più elevato di cittadini. In riferimento ai dati più recenti trasmessi dalle autorità sanitarie regionali e registrati dal Ministero della Salute, infatti, nel biennio 2015-2016 il numero di giocatori dipendenti è giunto a sfiorare il milione di unità (Il Sole 24 Ore).

E’ per questo che il governo, sollecitato anche da importanti soggetti di ispirazione cattolica e filantropica che aderiscono alle campagne nazionali contro i rischi del gioco d’azzardo, potrebbe applicare una ulteriore tassa una tantum sulle slot per limitarne l’utilizzo ed eventualmente l’abuso. Sono recentemente cresciute le pressioni soprattutto sulla stessa Ragioneria di Stato, che ha espresso parere negativo sulla possibilità di una riduzione troppo ampia del gettito fiscale derivato dagli introiti sui videogiochi e sulle scommesse. Tuttavia, è auspicabile che i monopoli non impediscano la regolamentazione di un settore ormai divenuto estremamente rilevante dal punto di vista dell’emergenza sociale e sanitaria.Marco Giuliani

 

dI Marco Giuliani

Imminente un decreto legge sulla regolamentazione delle macchine presso gli esercizi pubblici

Come previsto dalla legge di stabilità in applicazione nel corso dell’anno corrente, è plausibile supporre che a breve – Ragioneria di Stato permettendo – il governo intenda dare seguito al programma di riduzione degli apparecchi dedicati al gioco delle slot machine pianificato da almeno 4 mesi. La regolarizzazione prevedrebbe, salvo modifiche o ripensamenti, una diminuzione del 30% delle macchine da gioco presenti nel circuito nazionale italiano entro la fine dell’anno, o al massimo entro il biennio 2018-2019. Ad essere interessati saranno essenzialmente gli esercizi pubblici dei bar e dei tabacchi, i cui macchinari verranno inoltre sottoposti ad un sistema di monitoraggio telematico che segnalerà ad una centrale apposita eventuali trucchi o modifiche non a norma con i sistemi vigenti. Un altro cambiamento potrebbe consistere nella limitazione abbastanza drastica delle potenziali vincite, che dovranno necessariamente essere di bassa entità per dissuadere i giocatori ad alzare le poste in palio e correre viceversa il rischio di perdere cifre rilevanti.

Lo Stato sta tentando di rientrare anche dai mancati introiti relativi all’imposizione delle nuove imposte introdotte nel 2015 a carico degli esercenti dotati dei giochi, i quali debbono al fisco ancora parte dei 500 milioni richiesti per le autorizzazioni. A questa cifra va aggiunto lo stanziamento dei 50 milioni di euro a beneficio delle regioni per il piano di contrasto alla ludopatia che interessa (purtroppo) ormai non più i monopoli ma il settore sanitario ed i centri di assistenza medica allestiti specificatamente per la prevenzione del fenomeno. In tal senso, le associazioni che si occupano della lotta al gioco d’azzardo (Gap) premono da tempo affinchè le istituzioni aumentino i fondi per la prevenzione del problema, il quale coinvolge un numero sempre più elevato di cittadini. In riferimento ai dati più recenti trasmessi dalle autorità sanitarie regionali e registrati dal Ministero della Salute, infatti, nel biennio 2015-2016 il numero di giocatori dipendenti è giunto a sfiorare il milione di unità (Il Sole 24 Ore).

E’ per questo che il governo, sollecitato anche da importanti soggetti di ispirazione cattolica e filantropica che aderiscono alle campagne nazionali contro i rischi del gioco d’azzardo, potrebbe applicare una ulteriore tassa una tantum sulle slot per limitarne l’utilizzo ed eventualmente l’abuso. Sono recentemente cresciute le pressioni soprattutto sulla stessa Ragioneria di Stato, che ha espresso parere negativo sulla possibilità di una riduzione troppo ampia del gettito fiscale derivato dagli introiti sui videogiochi e sulle scommesse. Tuttavia, è auspicabile che i monopoli non impediscano la regolamentazione di un settore ormai divenuto estremamente rilevante dal punto di vista dell’emergenza sociale e sanitaria.Marco Giuliani

di Marco Giuliani

Ora mai non sono solo più "voci di corridoio" o previsioni degli analisti, ma sembra che gli obiettivi per il risparmio sul bilancio prefissati da Palazzo Chigi in relazione alla correzione di 3,4 miliardi richiesta dalla Ue, siano ben definiti.

Sviluppata dai ricercatori del Senseable City Lab del MIT di Boston, Treepedia è la piattaforma web che calcola «l'indice di verde visibile» nelle metropoli del pianeta. La classifica stilata dal sito, vede Torino, unica italiana, tra le 17 città con più alberi, posizionarsi al tredicesimo posto.

Troppe le funzioni che dovevano essere trasferite alla Regione e allo Stato, ma che in realtà restano di competenza delle Città metropolitane nonostante non vi siano più i soldi per gestirle.

Gli strumenti finanziari, attivati nell'ambito dei Programmi della Coesione 2014-2020, rappresentano per i Comuni un'importante opportunità per incrementare gli investimenti pubblici. Al contempo, la predisposizione di progetti locali generatori di entrate presenta una serie di difficoltà tecniche, che occorre conoscere e superare perchè gli SF dispieghino appieno il loro potenziale.

Il Consiglio dei Ministri vara i decreti Madia bis sul taglio delle partecipate e il licenziamento lampo per i 'furbetti del cartellino'. Si tratta dei provvedimenti correttivi dei testi originari, già in vigore, che il Governo ha deciso di emanare dopo la sentenza della Corte costituzionale sulla riforma della P.a.

Ultimatum della Commissione europea a Germania, Francia, Spagna, Italia e Regno Unito, perché non hanno rimediato alle ripetute violazioni dei limiti d'inquinamento dell'aria per il biossido di azoto (NO2).

Dal 1° al 31 marzo 2017 sarà disponibile la certificazione per la concessione del contributo in conto interessi sui mutui assunti dai Comuni, dalle Province e dalle Città metropolitane nell'anno 2015.

DI MARCO GIULIANI

In quanti sanno che era un nobile, e che il suo mandato durò poco più di una settimana?

Completata l'Unità a seguito dell'entrata a Porta Pia dell'esercito piemontese, avvenuto all'alba del 20 settembre 1870, Roma divenne italiana e necessitò subito di un processo di riorganizzazione politica, giuridica ed amministrativa. Tuttavia, che la città eterna non fosse al momento l'ambie

di Alessio Ditta

Palermo è stata nominata la Capitale italiana della cultura per l'anno 2018. La commissione presieduta da Stefano Baia Curioni ha scelto il capoluogo siciliano tra diverse candidature che vedevano, tra gli altri, Alghero, Aquileia, Comacchio, Ercolano, Montebelluna, Recanati, Settimo Torinese, Trento e l'Unione dei Comuni elimo-ericini (che comprende Buseto Palizzolo, Custonaci, Erice, Paceco, San Vito Lo Capo e Valderice).

Scadrà il 20 febbraio prossimo il termine perentorio per la richiesta di spazi finanziari finalizzati a sostenere interventi di edilizia scolastica. Lo ricorda l'Anci con una missiva del Segretario generale, Veronica Nicotra, inviata ai Comuni, nella quale si segnala che la legge di bilancio 2017, all'articolo l comma 485, assegna agli enti locali, per il triennio 2017-2019, 700 milioni di euro annui, di cui almeno 300mln destinati a finanziare la costruzione di nuove scuole e la ristrutturazione degli edifici esistenti, da realizzare attraverso l'utilizzo degli avanzi di amministrazione degli esercizi precedenti e il ricorso al debito.

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